Titoli di testa

The Simpsons: la sitcom statunitense a(ni)mata

Chi non ha mai visto una puntata della sitcom animata più famosa d’America? Ebbene, l’analisi che più ci preme affrontare è proprio quella che riguarda i nostri amici di Springfield.

Il panorama che si apre davanti ai nostri occhi durante la sigla del 1990 è il seguente: nel dissolversi delle nuvole vediamo apparire la scritta ‘The Simpsons’, attraversando la lettera “P” del titolo ci troviamo in una panoramica della città di Springfield. Con una veloce dissolvenza arriviamo ad una scuola, dalla cui finestra ci ritroviamo ad osservare un bambino (che scopriremo poi essere Bart) intento a scrivere sulla lavagna della sua classe la frase “I will not draw naked ladies in class” (tr. Non disegnerò donne nude in classe). Con un’altra dissolvenza passiamo alla ripresa di un uomo, Homer, che è sul punto di lasciare il posto di lavoro in fabbrica, per fare ritorno a casa. In seguito, ci ritroviamo in un supermercato con una donna, Marge, e una bambina, Maggie, intente nel fare compere. L’ultima componente, di quella che capiamo essere una famiglia nella loro quotidianità, è Lisa, una bambina nell’ora di musica che viene cacciata dall’aula poiché fuori tempo rispetto al resto della banda. Le scene che chiudono questa sigla sono quelle riguardanti il ritorno a casa di tutta la famiglia, e l’iconica corsa sul divano davanti alla televisione.

Non possiamo non notare delle somiglianze con il classico americano dell’immaginario comune, che uscito dal lavoro corre a casa davanti alla televisione. Ed è proprio per questo motivo che risulta essere una delle serie tv animate più apprezzate dagli americani, e anche dal resto del mondo. La semplicità e la trasparenza con cui questa serie racconta la quotidianità di una famiglia qualunque, ha dato la possibilità al suo pubblico di immedesimarsi, senza nessun problema, in quelle che sono le gioie e i dolori che ogni persona affronta nella vita.

La sigla ci fornisce le prime informazioni utili per capire dove, cosa e chi stiamo guardando. Prima di tutto capiamo che siamo in una città industrializzata, e questo ci fa comprendere che la serie è collocata ai giorni nostri. In secondo luogo, vi è la descrizione seppur implicita dei personaggi principali: un uomo che non vede l’ora di tornare a casa dal lavoro, una casalinga che passa le sue giornate nei supermercati con sua figlia, due figli adolescenti che non sembrano rispettare appieno le regole imposte dal loro istituto scolastico.

Ma come è nata esattamente questa rappresentazione?

Cominciamo con il dire che l’iconica musica che ci introduce in questo nuovo mondo è stata composta da Danny Elfman nel 1989 e chiamata comunemente The Simpsons Main Title Theme. Nel corso delle varie edizioni, il brano è stato modificato e riadattato per farlo coincidere con le varie lunghezze della sequenza introduttiva che viene trasformata ad ogni stagione.

In generale, possiamo fare riferimento a due sigle, utilizzate maggiormente nell’introduzione a questa serie televisiva. La prima sigla è utilizzata per quasi tutti gli episodi trasformando però, di volta in volta, solo le due gag principali (quella della lavagna e quella del divano). Ci sono delle curiosità interessanti, che ci fanno comprendere meglio il rapporto tra questa serie ed il pubblico americano; ad esempio nella scena del carrello nel supermercato, quando Maggie viene prezzata, sul display della cassa appare un numero: 847,63. A quanto sembra questo numero rappresentava i dollari che in media, ogni mese, un americano spendeva nel 1989 per un bebè. Nella seconda sigla invece, troviamo delle novità nei primi fotogrammi con il passaggio, davanti la scritta The Simpsons, di alcuni oggetti o personaggi. In questa sigla, a differenza della precedente, prima che Maggie venga prezzata, sul display leggiamo il prezzo di 243,26 dollari, dopo il suo passaggio la cifra raddoppia. Questo numero però non sembra avere un significato particolare da poter essere ricollegato ad un evento della vita americana.

In seguito alla ristrutturazione della nuova sigla, la gag finale del divano diventa più lunga e complessa, cambiando tema ad ogni episodio. C’è un dettaglio che possiamo notare, ovvero: la nostra famiglia ha cambiato il televisore; segno, questo, dello sviluppo delle innovazioni tecnologiche.

Potremmo fare un ulteriore suddivisione, però, della sequenza di apertura dei The Simpsons in tre fasi: la prima negli anni ‘90, la seconda dalla fine degli anni ‘90 fino al 2009, ed infine la terza dal 2009 fino ad oggi.

La prima fase è quella che vede la nascita della sigla per la prima stagione, come abbiamo spiegato in precedenza, con l’inserimento dell’iconico urlo di Homer solamente dalla terza puntata, quando rischia di essere investito dalla moglie nel vialetto di casa. Gli effettivi cambiamenti però avvengono dalla seconda stagione in poi, quando la sigla viene rianimata per adattarla alla tecnologia dell’epoca. Queste novità riguardano soprattutto i colori delle ambientazioni e la pulizia dell’animazione che comincia ad essere più fluida rispetto alla precedente.

Le variazioni, che saltano di più all’occhio, sono essenzialmente tre: l’inserimento dei personaggi secondari, presentati nel corso della prima stagione, all’interno delle panoramiche della città; il giro in bici di Lisa di ritorno da scuola viene abolito; e vediamo comparire una nuova televisione nella sequenza finale della sigla.

Ma, la rivoluzione più importante avviene nel 2009 quando, con l’arrivo sul mercato della televisione ad alta definizione, si sente il bisogno di mutare la sequenza di apertura per consentirne l’adattamento televisivo. Possiamo notare come la nascita di questa nuova tecnologia abbia portato una rivoluzione tecnologica anche nella città di Springfield con la sostituzione della berlina rossa di Marge con una nuovissima station wagon arancione, e con il rimpiazzamento della vecchia tv con una nuova televisione a schermo piatto widescreen appesa alla parete (la quale però puntualmente si staccherà dai supporti, precipitando sul suolo).

Anche se in tutte e tre le forme che abbiamo esposto fin qui vi sono dei dettagli ricorrenti, vi sono altri del tutto inediti e variano da episodio ad episodio. La prima cosa che notiamo, è l’inserimento di oggetti o personaggi secondari, intenti ad attraversare lo schermo nel momento esatto in cui la scritta “The Simpsons” fa capolino dalle nuvole. In secondo luogo, se prestiamo attenzione alle scritte che Bart imprime sulla lavagna, vedremo che ogni episodio riporterà una scritta diversa. La vera curiosità però sta nel fatto che le frasi fanno riferimento a volte a delle regole, che puntualmente lo stesso Bart non rispetta, altre volte invece, sono collegabili a fatti o cose realmente accadute nel periodo in cui quella specifica puntata va in onda. Come abbiamo già specificato in precedenza, la sequenza del divano cambia ad ogni episodio, e questo è uno stratagemma per sopperire alla lunghezza di una determinata puntata: più è corta quest’ultima, più è lunga la gag del divano.

Oltre a queste versioni, di cui abbiamo ampliamente discusso, vi sono altre versioni ‘speciali’, che coincidono con le festività (Natale, Halloween), oppure con chiari riferimenti ad avvenimenti e manifestazioni del mondo dello spettacolo.

Le versioni che, secondo il nostro parere, meritano la nostra attenzione, sono quelle che vengono mandate in onda nel periodo natalizio; un omaggio al singolo di Kesha “Tik Tok”; ed i riferimenti alle serie televisive contemporanee come Breaking bad e Futurama.

Per quel che concerne il Natale, vi sono delle piccolezze che si notano subito e che fanno comprendere a quale festività si farà riferimento nell’episodio in questione. In primo luogo, la città di Springfield viene ricoperta interamente da uno strato di neve, in seguito vediamo tutti i personaggi con abiti invernali ed il solito skateboard di Bart viene sostituito con uno snowboard. Un altro dettaglio che ci rimanda subito a questa ricorrenza è l’assolo di Lisa, che in questo caso sarà una cover di “Deck the halls” un classico canto natalizio. Infine, un collegamento con la familiare gag del divano non poteva mancare e quindi, dopo l’entrata in scena e la corsa in salotto da parte dei nostri personaggi, ci accorgiamo, attraverso una carrellata all’indietro, che questa scena altro non è che un ornamento su un albero di Natale.

Un’altra versione che abbiamo citato è quella riguardante il singolo di Kesha, uscito per l’appunto nel 2009, utilizzato come colonna sonora della puntata ventuno della ventesima stagione, per la promozione della settimana di ‘Fox Rocks’. Questo episodio è stato il primo che non presenta la classica messa in scena dei titoli di testa.

Ci sono tanti altri esempi e molti registi (ad esempio Guillermo Del Toro) che hanno prestato il loro servizio e la loro creatività alla realizzazione dei titoli di apertura della serie più amata al mondo, e non basterebbero così poche righe per poterli analizzare al meglio uno ad uno.

Per concludere la nostra analisi, possiamo affermare che la sigla di apertura dei The Simpsons è stata ed è tutt’ora, prima in molte classifiche, ed è un record eccellente in quanto quest’azienda è in piedi da almeno trent’anni.

Di Viviana Orlandini

Un commento su “The Simpsons: la sitcom statunitense a(ni)mata

  1. Avatar di giuliagelo

    L’ho sempre amata fin da bambina.
    Passa nel mio blog se ti va

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