Sara Ciciliano, giovane regista e sceneggiatrice, si sta affermando nel mondo del cinema con opere che stanno attirando l’attenzione della critica. Dopo il successo del premiato È Ki (2023), abbiamo avuto l’opportunità di intervistarla per scoprire più da vicino il suo percorso artistico. In questa intervista, Sara ci parla della sua passione per il cinema, racconta come è nata l’idea del suo cortometraggio vincente e ci anticipa i suoi prossimi progetti. Un’occasione per conoscere meglio il talento dietro alcune delle opere più interessanti del momento.
Ciao Sara, grazie mille per aver accettato di rispondere alle nostre domande. È un vero piacere poter parlare con te della tua carriera e dei tuoi progetti! La prima cosa che vorrei chiederti è: come è nata la tua passione per il cinema? C’è stato un momento o un film in particolare che ha acceso in te questa scintilla?
Ciao! Intanto vorrei dire che è un immenso piacere e onore per me rispondere a queste domande. La regia è sempre stato il mio sogno e con questo progetto sento di aver mosso un primo passo per realizzarlo. Questa passione per il cinema nasce forse sin dai primi film che ho visto sia al cinema che in famiglia. All’inizio pensavo di voler fare l’attrice, perché tutto ciò che vedevo sullo schermo da bambina erano i personaggi e pensavo fossero solo loro a dare vita a quei mondi di cui mi innamoravo. Quando da poco più grande ho realizzato che ci sono centinaia di figure che operano dietro la macchina da presa e che seguono l’ idea del regista ho capito che quella era la mia direzione.

Il tuo ultimo progetto, È Ki (2023), ha ricevuto grande attenzione. Come è nata l’idea di questo cortometraggio? C’è una storia particolare dietro la sua creazione?
Grazie mille dell’interesse verso il nostro cortometraggio È Ki. Questo progetto nasce dall’ esigenza di raccontare il cambiamento climatico in maniera semplice e concisa evitando retorica o messaggi di puro “rimprovero”, se mi passi il termine. Volevo racchiudere in pochi minuti sentimenti di rabbia e paura nei confronti del disastro ambientale senza rinunciare alla speranza, alla positività ,
alla creatività grazie alla quale le cose possono cambiare. Credo di esserci riuscita e questo grazie anche ad un a narrazione metaforica e dunque più diretta e intuitiva.
Questo cortometraggio ha anche ricevuto diversi premi. Come ti sei sentita nel vedere il tuo lavoro riconosciuto in modo così significativo?
Devo ammettere che non mi sarei mai aspettata un tale riscontro per un’opera prima e realizzata senza grandi budget. Invece È Ki conta già dodici allori vinti in festival italiani e internazionali, sono ancora incredula. Mi sono sentita estremamente grata che il nostro messaggio e l’impegno di tutti i membri del cast e della crew sia stato riconosciuto. A proposito mi prendo un momento per ringraziare di cuore il cast composto da Maddalena Fenucci, Margherita Dongu, Matteo Savo e Ludovico Rossi, dei talenti incredibili che hanno dato anima e corpo in È Ki, hanno letteralmente lottato nel fango, coperti di inchiostro nero, hanno combattuto tra di loro e hanno lavorato senza sosta per ottenere scene di un fortissimo impatto emotivo. Inoltre ci tengo a ringraziare le due realtà grazie alle quali È Ki è stato possibile ovvero la LUC Libera Università del Cinema, mia ex scuola di filmmaking e fabbrica di giovani cineasti e Millennium Cinematografica s.r.l., la società che ha curato tutta la fase di post-produzione con enorme professionalità e passione dal montaggio fino alla colonna sonora originale lasciando grande spazio al processo creativo.



Parlando del processo creativo, com’è stato dirigere È Ki? Hai incontrato delle sfide particolari durante la produzione?
Il lavoro dietro È Ki è stato interessante, nella mia testa era già girato e montato prima ancora di arrivare su set ma ho dovuto abbandonare quelle certezze per condividerne la costruzione con tutti i creativi che hanno collaborato. Ho prestato molta attenzione ai dettagli e alla simbologia. Avendo a che fare con vernice, terra, cibo e fango molte scene dovevano essere un buona la prima. Ma la sfida principale è stata mantenere il set a basso impatto ambientale. Parlando di tutela della Terra volevo che il nostro operato fosse in linea con il messaggio che stavamo mandando. Abbiamo organizzato un vero green set grazie a delle piccole accortezze come materiale di recupero per la scenografia, costumi di seconda mano, abbiamo recuperato il cibo di scena e per darlo ad animali che vivevano vicino al set. La vernice nera è stata cucinata da me con acqua, fecola di patata per l’effetto melma e carbone vegetale per il colore nero intenso, tutto vegetale e commestibile. Abbiamo scelto di alloggiare vicino al set per diminuire l’uso di carburante e abbiamo evitato l’uso di gruppi elettrogeni per le luci del set.







Tra i tuoi progetti più recenti c’è anche Joachim and the Apocalypse (2024) e Bassifondi (2022). Puoi dirci qualcosa su queste opere e cosa ti ha affascinato di più nel lavorarci?
Lavorare su set di film e serie TV come assistente del reparto regia per me significa aver realizzato un grande obbiettivo, come abbiamo detto il cinema si compone di tantissime figure ed essere uno di questi ingranaggi è una soddisfazione. In più ti dirò che ho conosciuto l’amore della mia vita proprio sul set e lui ha avuto un enorme impatto su È Ki progettandolo insieme a me.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi prossimi progetti? C’è qualche genere o tema che vorresti esplorare nei tuoi lavori futuri?
Ho diversi progetti in cantiere e spero davvero di portarli su schermo. Le tematiche che sento più vicine a me riguardano di sicuro la tutela ambientale, la connessione tra donna e natura, vorrei parlare della bellissima terra in cui vivo che è Sabaudia, una cittadina dove la natura troneggia e che mi ha sempre ispirato moltissimo. In più mi piacerebbe approfondire il tema del potere curativo dell’arte sia per la mente che per il corpo. Ho molto da studiare come vedi.
Il cinema è in continua evoluzione, soprattutto con le nuove tecnologie. Come vedi il futuro del cinema e quali cambiamenti pensi avranno maggiore impatto sul tuo lavoro?
In primo luogo io mi auguro vivamente che nel prossimo futuro il cinema in Italia riesca ad uscire dalla difficilissima condizione in cui versa attualmente e ricominciare ad essere la grande fabbrica di cultura e poesia che è sempre stato.
Per quanto riguarda le tecnologie che influenzeranno il nostro lavoro penso l’intelligenza artificiale segnerà un grande cambiamento. Non credo sia un qualcosa da cui fuggire ma piuttosto un nuovo mezzo da conoscere. L’AI per quanto potente non sarà mai creativa perché non è libera. Anzi credo che, proprio perché saremo sempre più abituati a vedere prodotti creati con l’ AI, si darà enorme
valore a ciò che è realizzato in maniera autentica ed artigianale, a ciò che è più genuinamente umano ed imperfetto.

Infine, che consiglio daresti ai giovani registi e sceneggiatori che stanno cercando di emergere oggi nel mondo del cinema?
Suonerà banale ma il mio consiglio più spassionato e di non avere paura di mettersi in gioco, mettersi su campo, fare rete tra creativi, artisti, attori, tirar fuori quel progetto nel cassetto, condividerlo e tentare. Per molto tempo non mi sono sentita in grado di gestire un progetto mio o non avevo fiducia nel fatto che avrebbe avuto una vita al di fuori della mia immaginazione, ma indovina? Mi sbagliavo! Questo passo è più alla nostra portata di quanto sembra. Quindi si, per quanto possa essere un concetto già sentito, crederci è davvero la chiave.
Ringraziamo Sara Ciciliano per aver condiviso con noi il suo percorso artistico e le sue esperienze nel mondo del cinema. Le sue opere stanno conquistando sempre più attenzione, e sarà interessante seguirne l’evoluzione nei prossimi anni. Per chi vuole scoprire di più sul suo lavoro, i suoi film e i progetti futuri, può trovarla sui social e restare aggiornato sulle sue prossime creazioni.
Di Viviana Orlandini


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