Cinema

“Quando” hai dormito per 31 anni…

In sala dal 30 marzo, “Quando”, diretto da Walter Veltroni e tratto dall’omonimo libro dell’ex Sindaco di Roma, edito da Rizzoli, fa risvegliare il protagonista Giovanni Piovasco (interpretato da Neri Marcorè che, come raccontato dallo stesso Veltroni durante l’anteprima romana del 29 marzo scorso, aveva reclamato un provino per un’eventuale trasposizione cinematografica, non appena letto il libro) dopo trentuno anni di coma, provocati da un incidente patito nel corso dei funerali del Segretario del PCI Enrico Berlinguer, che riempirono Piazza San Giovanni il 13 giugno del 1984. La sceneggiatura, firmata da Veltroni insieme a Doriana Leondeff e Simone Lenzi, mescola senza agitare le diverse ragioni dello sconcerto del protagonista, alle prese con un universo affettivo sconvolto sia nelle relazioni personali, che nei fondamentali dell’interpretazione del mondo, così cambiato tra pre e post 1989.

Un ruolo essenziale nel ritorno al mondo di Giovanni è svolto da Giulia (Valeria Solarino), la cui identità di suora è forse stata spoilerata dalla promozione del film, vanificando l’effetto sorpresa che il bell’inizio del racconto avrebbe provocato, ritraendo la religiosa senza velo, in abiti sportivi, intenta a correre per allenamento, e poi in una calda doccia. L’amorevole cura di Suor Giulia fa trasparire sentimenti contrastanti per quell’uomo, lungamente assistito in una condizione di silenzio, che costituisce anche occasione per una riflessione sulla vocazione. Sembrano così camminare l’uno di fianco all’altro non solo due personaggi, ma due sistemi di certezze intese come granitiche, ma erose dalla secolarizzazione rampante di fine ‘900 e del nuovo secolo, almeno nel nostro Occidente.

Le amichevoli partecipazioni di due maschere top della commedia italiana, Stefano Fresi (già diretto da Veltroni in “C’è tempo” nel 2019) e Massimiliano Bruno, provocano alcune delle più piacevoli risate che il film, trattando anche di cambiamenti nella vita quotidiana, che al protagonista è stata però negata dalla sorte, mescola alle riflessioni sulla fine del sistema politico dell’Italia della cosiddetta “Prima Repubblica”, che Veltroni si guarda bene dal tratteggiare in termini solo positivi, o solo negativi, come purtroppo spesso capita. La nostalgia è infatti riservata allo spirito comunitario delle tradizioni politiche del tempo, con particolare riguardo alla storia del Partito Comunista Italiano, di cui lo stesso regista è stato un giovane dirigente politico, ma lascia poi il passo ad una trattazione ben più cruda dei danni che gli anni della contrapposizione ideologica hanno provocato al Paese e lasciato in eredità a persone e famiglie. Nel complesso, lo sguardo al futuro non smarrisce mai fiducia nelle donne e negli uomini, di oggi e di domani. 

La pellicola, prodotta da Lumière & Co. e Vision Distribution, si apre e si chiude sulle note della bellissima “Buon viaggio (Share the love)” di Cesare Cremonini. 

Di Andrea Sgrulletti

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