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Nina Leoni: l’esordio sul grande schermo

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Nina Leoni per capire un po’ cosa si nasconde dietro una ragazza che ha sempre sognato di diventare attrice. E lei questo sogno lo sta raggiungendo. Nina Leoni, classe ’95, nata a Roma ha debuttato al cinema con Notte fantasma di Fulvio Risuleo, già presentato alla biennale di Venezia lo scorso settembre, uscito poi nelle sale a metà novembre. Ad oggi il film è disponibile sulle piattaforme Amazon Prime Video, Rakuten Tv e Now Tv.

Ciao Valentina, presentati un po’, come nasce la tua passione per il cinema?

Da quando sono piccola sono sempre stata attratta dallo schermo, che fosse piccolo o grande. C’è un aneddoto che mi racconta sempre mia madre “Avevo circa 3 o 4 anni, ero intenta a guardare la tv, e le dicevo di voler entrare nella scatola, volevo essere lì dentro e parlare con quelle persone” quindi ho sempre avuto questa vocazione. Poi crescendo, ad un mio vicino di casa occorrevano dei bambini per un cortometraggio ed ho ricordi bellissimi di quell’esperienza, anche se breve, in cui imparai subito le battute che mi erano state assegnate ed ero più brava degli adulti. Il regista si avvicinò a mia madre e le disse “è un mostro”. Poi crescendo, il desiderio è rimasto, è subentrato il canto e mi sono riavvicinata alla recitazione verso i 19 anni in modo più serio.

Il mondo dello spettacolo a volte è molto insidioso, hai avuto qualche brutta esperienza?

Brutte esperienze no. Ogni esperienza anche se negativa serve. Le esperienze di altri attori che hanno ricevuto porte in faccia, hanno insegnato comunque a tenere duro. Quindi, ho sempre preso queste persone come esempio. Io di no, ne ho avuti tanti, e continuerò ad averli sicuramente, ma non mi fermeranno. L’unica brutta esperienza è stata forse il Covid. Questo stop forzato ha messo a dura prova i provini. Era già difficile accedervi prima della pandemia, dopo di esso è stato ancora più difficile perché preferivano i self-tape, ed organizzare tutto è stato molto complicato.

Affermarsi in un mondo così pieno di concorrenza è difficile, hai mai pensato di lasciar stare?

Mai. E’ scritto nella mia storia. E’ una cosa che so, che voglio fare. Avevo le idee chiare fin da subito. Nella vita ci si può allontanare, ma si tornerà sempre lì. Si dilata il tempo di riuscita ma non si interrompe mai. Io non ho mai voluto interrompere, l’importante è continuare anche se ci si allontana. Per due anni avevo smesso di cantare, ed aver ripreso è stato un traguardo nella mia vita. Perchè da lì si sono aperte altre porte a livello recitativo. Grazie anche al mio maestro Stefano Zanchetti al Prime Studio di Roma. Quindi mai mollare.

Quando hai iniziato ad avere le prime soddisfazioni da attrice?

Le prime soddisfazioni sono nate dopo un’esperienza come animatrice in un villaggio turistico, dove ho riscoperto la recitazione. Dopo quell’estate sono tornata ed ho fatto l’Officina Pasolini. All’inizio non mi avevano ammessa, poi il giorno dopo, dopo lo sconforto, mi arrivò una mail in cui mi comunicavano che ero stata ammessa come uditrice, perché alcuni avevano rinunciato. Lì è stata una gioia immensa. Durante il corso poi da uditrice sono passata al livello di Allieva, ed a quel punto è stata tutta un’altra cosa. Ottenere poi un ruolo nello spettacolo di fine anno assegnatomi da Massimo Venturiello, è stato per me la prima grande soddisfazione. Feci subito palestra su un set, prima vestendo i panni della controfigura di Vanessa Incontrada in “Non dirlo al mio capo” recitando con grandi attori come anche Lino Guanciale. Poco dopo arrivò un ruolo in Che dio ci aiuti. E poi una soddisfazione ancora più grande è arrivata quando sono stata scelta, per il film di Fulvio Risuleo, direttamente dalla casting director Giulia Fusaroli.

Come descriveresti il tuo ultimo lavoro?

Sicuramente è stata un’esperienza di ricongiungimento con me stessa. Dopo tanti anni che una persona insegue il proprio sogno, e poi riuscire a realizzarlo è indiscrivibile. Come prima esperienza è stata anche abbastanza ricca. Oltre al fatto di aver recitato, c’è stata una scena di combattimento e quindi ho dovuto prendere lezioni anche per quello. Non è stata una scena molto semplice. Abbiamo girato tre notti consecutive, ed è stato molto intenso.

Lavorare con artisti come Risuleo e Pesce che effetto ti ha fatto?

Lavorare con entrambi è stata una esperienza sicuramente formativa. Fulvio è un regista giovanissimo e brillante. La sua bravura è riscontrabile in altri lungometraggi diretti sempre da lui, come “Guarda in alto” e “Il colpo del cane”. E’ un tipo di regia non usuale in Italia, quindi lavorare con un tipo di mente così originale mi ha caricato di energie positive che stimolano la fantasia. Lui sul set lascia molto spazio creativo agli attori, ed in fatti collabora molto con Edoardo. Un attore molto istintivo, improvvisa molto, crea molto. Lavorare con lui è un’ottima scuola.

Con quale regista sogneresti di lavorare un giorno?

Ne dico due, uno italiano ed uno straniero. Luca Guadagnigno e Baz Luhrmann.

Passiamo al teatro, qual è lo spettacolo, in cui hai recitato, che ti ha rubato il cuore?

“Le belle notti” di Claudio Boccacini, scritto da Gianni Clementi andato in scena al Teatro della Cometa. Una commedia corale bellissima che mi ha visto per la prima volta come professionista teatrale, e non c’era una sera in cui non mi divertissi.

Qual è il tuo obiettivo nel mondo del cinema o del teatro?

Sicuramente quella di fare altri film, di continuare a lavorare, è troppo grande il piacere che si prova quando si fa quello che si ama. Quando i film vanno, il teatro si riempie. L’obiettivo è quello di conciliare le due realtà ed unirle anche al canto. Sono dell’idea che in Italia si debba concepire di più la figura dell’artista multi potenziale, poliedrico, che possa fare più cose, senza essere rinchiuso in un unico ruolo. Magari sarò una tra le primi attrici a far parte di questa innovazione.

Per concludere, un consiglio agli aspiranti attori ed attrici?

Tenete bene a mente il “focus”. Perché nonostante la vita ti possa porre davanti tantissimi ostacoli se la fiamma che si ha dentro è sempre accesa e ben alimentata le cose arrivano. Ovviamente bisogna prendere tutto quello che viene, anche di negativo, e farne tesoro. A chi vuole fare veramente questo mestiere dico “non mollare mai”, perché se si pensa anche solo un secondo di mollare, forse non è la strada giusta.

Di Viviana Orlandini

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