Cinema

“Il viaggio degli eroi”: un incalzante racconto dell’Italia mondiale

Sono numerosi e certo non nuovi i documentari aventi ad oggetto l’impresa della Nazionale italiana di calcio compiuta in Spagna nel 1982: la terza Coppa del Mondo azzurra, infatti, proprio qualche giorno fa è stata rievocata, vista l’occasione del quarantennale, al Cinema e praticamente su tutte le tv nazionali e le piattaforme di streaming.
A rendere particolarmente degna di attenzione la produzione di Rai Cinema, Rai Com e One More Pictures, con il contributo della Regione Lazio, già nelle sale tra il 20 ed il 22 giugno scorsi, soggetto di Manuela Cacciamani, sceneggiatura condivisa col regista Manlio Castagna, non è soltanto il fatto, pur di rilievo, che questo docu-film sia stato scelto da Rai 1 per la serata del quarantesimo anniversario della notte di Madrid (se l’avete perso, potete recuperare su RaiPlay), ma concorrono a mio avviso altri tre aspetti:


– il primo dei tre è la voce narrante di Marco Giallini, che non è proprio tipica della tendenza più recente del racconto sportivo, perché non si crogiola nel protagonismo e non lascia molto spazio alla retorica, ma anzi, con un tono che può apparire persino dimesso, restituisce centralità nel racconto agli uomini ed ai fatti narrati;


– il ritmo incalzante della narrazione, anch’esso poco frequente nelle produzioni di questo genere: la durata del docu-film (75’) e lo stile di racconto asciutto, offrono una fruizione veramente godibile, anche per chi conosca a menadito la storia del nostro terzo mondiale da campioni, come nel mio caso;


– la struttura del racconto prende le mosse dalle cosiddette teorie del “monomito”, sviluppate a partire dalla fine del XIX secolo dall’antropologo Edward Burnett Tylor e successivamente oggetto di numerosissime rivisitazioni: le stesse identificano la ricorrenza di elementi narrativi comuni nelle tradizioni eroiche, diversamente tramandate in molteplici culture e diffuse in tutto il mondo. La scelta, in questo caso, appare molto appropriata.


Ad accompagnare il percorso narrativo delle diverse fasi del torneo sono le interviste di alcuni dei campioni del mondo: Dino Zoff, portiere e capitano; Bruno Conti, detto MaraZico e miglior calciatore dell’edizione; Claudio Gentile, che fermò Maradona con metodi ruvidi; Giancarlo Antognoni, che in quel mondiale rincorse il sogno di segnare anche un solo gol, ma uno regolare gli fu negato; Antonio Cabrini, che segnò all’Argentina prima del risveglio di Paolo Rossi, ma sbagliò anche un rigore in finale; Beppe Bergomi, che in quei giorni divenne Lo Zio d’Italia; Lele Oriali, quello della canzone di Liga…
Parlano poi due assenze, non solo per mezzo delle proprie care: la moglie di Paolo Rossi, Federica Cappelletti, e la figlia di Enzo Bearzot Cinzia. Il vecio allenatore della Nazionale, contestatissimo all’avvio del torneo e certamente lontanissimo dallo stereotipo maschile in voga nei primi anni ’80, è l’eroe degli eroi in viaggio.
Completiamo la recensione con una curiosità: dopo un breve prologo, il racconto filmato ha preso le mosse su Rai 1 alle ore 21.43, appena cinque minuti prima dell’esatto momento del quarantennale del fischio finale dell’arbitro di Italia-Germania. Ciò a dar idea di quanto siano nel frattempo mutate le abitudini del pubblico cui la tv si rivolge, che a ben vedere, nel caso di un campionato mondiale svoltosi in Europa, è il continente intero.

Di Andrea Sgrulletti

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