ATTENZIONE! CONTIENE SPOILER!

Una saga che ha preso le mosse nel lontano 1977 e che tuttora fa parlare di sé per nuovi episodi va necessariamente giudicata con un approccio diacronico ed intergenerazionale. Per un fan di Star Wars che ha scoperto l’epopea di George Lucas nei tardi anni ’80, quando i primi tre film venivano trasmessi, in lingua italiana e con diversi adattamenti linguistici (per noi Organa è stata Leila, solo per citare una delle protagoniste della serie tv oggi in recensione), negli orari canonici di prima serata sulle reti Fininvest e in lingua originale ogni tanto, a tarda notte, ciò che avesse preceduto la prima apparizione di Alec Guinnes (unica grande star del cinema già all’epoca dell’intero cast) nei panni del vecchio eremita Ben Kenobi era affidato ad una vaga speranza di vedere un giorno tre episodi prequel.

Per i più nerd sì, c’erano anche i fumetti ed i romanzi del cosiddetto “Universo espanso”, popolato anche da personaggi che in effetti poi abbiamo, in tanti casi, imparato a conoscere anni dopo. Racconti nei quali gli eroi della prima trilogia si avventuravano, prima o dopo i fatti narrati, in nuove peripezie…
La nostra è quindi un’esperienza tanto diversa da quella che ha vissuto chi ha conosciuto Star Wars vedendo, magari al cinema, il primo episodio e scoprendo quindi, nel volgere di sei anni e tre film, alcuni aspetti essenziali della storia, come il legame trascorso tra Obi-Wan Kenobi ed Anakin Skywalker, o l’identità di… Fener! Così come si tratta di un’esperienza differente rispetto a quella provata da chi ha approcciato alla saga dopo il 1999, quando con l’episodio 1 la saga è tornata nelle sale, inaugurando una foltissima produzione cinematografica, animata e seriale, che prosegue ai giorni nostri.
Ecco, dunque, che chi scrive può raccontare di esser stato molto sollecitato nella più intima emotività dalla nuova serie tv di Disney + “Obi-Wan Kenobi”, rilasciata con la consueta modalità di una puntata ogni mercoledì, per sei episodi che ci rivelano un rapporto tra il protagonista (interpretato da Ewan McGregor, che della serie è anche produttore esecutivo) ed il suo protetto Luke (qui interpretato dal quasi esordiente Grant Feely) ben differente da quello che potevamo aver immaginato da ragazzi, nei termini di una distante vigilanza. La serie, diretta da Deborah Chow, indaga infatti il rapporto del vecchio maestro jedi con la progenie del reietto padawan, finendo per mostrare allo spettatore che una convinzione si instilla in Kenobi a proposito della predestinazione a grandi gesta di Leia (qui interpretata da Vivien Lyra Blair), mentre il futuro del fratello Luke gli appare ben più incerto ed imperscrutabile.

D’altra parte, Obi-Wan ci appare come assai turbato, nel corso dei dieci anni trascorsi dall’Ordine 66, dalla convinzione di aver ucciso il fraterno amico e prediletto allievo Anakin, fin quando non riceve dall’inquisitrice Reva Sevander, anche detta “Terza Sorella” (interpretata da Moses Ingram) la rivelazione del fatto a noi noto: Skywalker è sopravvissuto e gli dà la caccia da allora. La memoria del monito di Padmé Amidala sul “buono che è in lui”, spinge quindi l’eroe a ricercare la possibilità di una redenzione di Vader, che solo Luke (come sappiamo) in verità potrà innescare.
Comprendiamo allora al termine del secondo duello alle spade tra i due in questa serie, equamente distribuiti per il prevalere di Darth Vader nel primo e di Kenobi nel secondo, la ragione per cui un giorno, addestrando Luke, il vecchio Ben affermerà che l’antico allievo è ormai “più una macchina, che un uomo”. Convinzione motivata, ma che si rivelerà fallace.
Di Andrea Sgrulletti


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