Chi non sa di cosa stiamo parlando? Tutti la amano, tutti l’hanno seguita, o almeno ne hanno sentito parlare.
Tute rosse, maschere di Dalì e Bella Ciao. Potremmo riassumere così la serie tv spagnola ideata da Alex Pina e distribuita dal colosso Netflix. La casa di carta (La casa de papel) non è solo il racconto di una rapina alla Zecca di Stato, ma qualcosa di più che lo spettatore può percepire se solo avesse i giusti strumenti per decifrarla.
Prima di tutto, c’è da dire che l’ideatore Alex Pina ha studiato bene ogni minimo particolare, alla fine della prima puntata ci si ritrova già dalla parte dei rapinatori senza nemmeno accorgersene. Lo spettatore è al loro fianco: il Professore, Tokyo, Nairobi, Rio, Berlino, Helsinki, Denver e Mosca sono ribelli, rivoluzionari che vogliono diventare ricchi, ma sempre nel rispetto di una etica, quella di chi non ha avuto niente in cambio dallo Stato ed è deciso di prenderselo con la forza.
Ma entriamo subito nel vivo della questione e vediamo insieme i simboli nascosti nella serie:
1. TUTA ROSSA E MASCHERA DI DALì
La scelta della tuta rossa, indossata da tutti i partecipanti alla rapina, sequestratori e sequestrati, sta a significare che in questa azione i personaggi si muovono in un corpo unico, tutti devono fare la loro parte per il “bene comune”. Il rosso è solitamente collegato all’energia che lega l’uomo ai beni materiali. Inoltre, si può affidare a questo colore anche la passione con cui i personaggi portano avanti questa missione.

Sappiamo anche che le scelte non sono mai casuali quando si tratta del professore, per questo anche le Maschere di Dalì giocano il loro ruolo. La risposta al perchè di questa scelta la si può trovare nelle idee politiche dell’artista. Dalì era un sostenitore del regime autoritario di Francisco Franco, totalmente l’opposto delle idee politiche del gruppo di rapinatori. Vestirsi con la sua maschera simboleggia la voglia di sbeffeggiare le idee che ha messo la Spagna in ginocchio per molti anni.
2. OCCHIALI E CAPELLI LEGATI
Il secondo dettaglio di cui vorrei parlarvi è racchiuso in due piccoli gesti che sono ormai diventati iconici. Gli occhiali del professore ed i capelli legati dell’ispettrice. Entrambi i personaggi è come se vivessero una doppia vita. Superman e Clark Kent, Dottor Jekill e Mister Hyde. Insomma due vite ed un solo corpo.

Il professore, Sergio Marquina, un uomo timido e fragile quando indossa gli occhiali ma al contempo un uomo forte, un genio non appena li toglie. Lo stesso si può dire di Raquel Murillo. Lei non è solo l’ispettrice che nel momento di massima concentrazione lega i capelli. Lei è anche una donna sola, con un matrimonio fallito alle spalle, una figlia da dover crescere ed una madre di cui prendersi cura. Raquel è una donna fragile, insicura, passionale che però si trasforma non appena lega i capelli per focalizzarsi sul lavoro.
3. L’IMPORTANZA DEGLI ORIGAMI
Un ultimo argomento è quello degli origami. Nella cultura giapponese la parola carta, Kami, viene tradotta spesso in Dio o Divinità. Per questo motivo gli origami sono parte integrante della loro cultura, per loro la carta ha una valenza sacrale. Non a caso il Professore è così appassionato di origami, specialmente quelli a forma di gru che simboleggiano la purezza.
“Il denaro non è altro che carta, violata della sua sacralità”.
La contrapposizione tra il simbolismo della carta ed il titolo della serie sta proprio nel fatto che la Zecca di Stato potrebbe essere interpretata come un castello di carte che potrebbe crollare da un momento ad un altro.

Questa non è solo una rapina ma una rivolta sociale, che ruba un miliardo di euro dalle tasche dei ricchi per metterli a disposizione di nove poveri disperati.
Di Viviana Orlandini


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