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RITORNO AL FUTURO

COME E’ NATO E COSA SI NASCONDE DIETRO LA SUA REALIZZAZIONE.

Chi è che non conosce la saga cult degli anni ‘80 Back to the future? Colonna sonora, personaggi, trama, tutto è rimasto nella storia. Ma sapete davvero come è nata l’idea della sua sceneggiatura?

Iniziamo con il dire che per scrivere Ritorno al futuro ci vollero ben 5 anni. L’idea nacque quando lo sceneggiatore Bob Gale, nel 1980, trovò il vecchio annuario di suo padre e si ritrovò a pensare come sarebbe stato essere suo amico nel pieno dell’adolescenza. E così da quel suo pensiero cominciò a sviluppare la sceneggiatura del film con l’aiuto di Zemeckis cercando di mettere a confronto la società degli anni ‘50 con i loro contemporanei anni ‘80.

La sceneggiatura, una volta terminata ebbe non poche difficoltà in termini di realizzazione. Molte erano le critiche mosse verso questo nuovo progetto, poiché era alquanto difficile collocarlo in un genere cinematografico preciso. L’unico che riuscì ad intravedere una possibilità in questo progetto fu Spielberg, il quale rimase colpito proprio dalla sua difficoltà di identificazione in un genere.

Per la sua realizzazione venne presentata domanda alla Disney, la quale però rifiutò ritenendolo un prodotto poco rassicurante poiché incestuoso (un figlio che bacia la propria madre non era ciò che si definisce appropriato).

Infine, la Universal Pictures accettò il progetto: la trama (come tutti sappiamo) gira attorno a Marty McFly, un ragazzo di diciassette anni che si ritrova a viaggiare nel tempo e nel tentativo di tornare nel 1985 si imbatte nei suoi genitori, aiutandoli così a mettersi insieme.

Nel soggetto iniziale i viaggi temporali avvenivano attraverso un raggio laser, in secondo luogo si optò per un frigorifero. L’idea però venne abbandonata quasi subito per paura che alcuni ragazzini dell’epoca, nel tentativo di emulare il protagonista, potessero rimanere chiusi nell’elettrodomestico.

Anche scegliere il protagonista non è stata cosa da poco conto. In quel periodo Michael J. Fox era impegnato con le riprese della sitcom Casa Keaton. Era talmente perfetto per il ruolo di Marty che la produzione accettò di girare le scene negli orari che Fox avesse a disposizione. Ciò stava a significare tutti i giorni dopo le ore 18 fino a tarda notte mentre , le scene che necessitavano della luce del giorno, invece, vennero girate solamente durante i weekend.

Naturalmente, come ogni film ha il suo pubblico di riferimento, anche Back to the future era stato pensato soprattutto per la generazione dell’epoca ma anche per il paese di appartenenza, fu per questo motivo che l’edizione italiana si discosta di molto in alcuni particolari. Vediamoli insieme.

Nella versione originale, Marty quando sbarca nel 1955 chiede al barista una TaB (bevanda di produzione della Coca-Cola Company e commercializzata dal 1963). Dato che in inglese “TAB” significa anche “conto”, il barista risponde che non poteva fargli il conto prima di prendere qualcosa. Nella versione italiana, dato che questa traduzione non era possibile, Marty gli chiede una Fanta permettendo al barista di rispondere con ironia chiedendo se volesse della Fantascienza da bere. A questo punto Marty ci riprova chiedendo, nella prima versione, una Pepsi Free (versione senza caffeina della Pepsi-Cola) che il barista interpreta come una Pepsi gratis. In Italiano, le battute assumono un significato simile, nel momento in cui Marty chiede una Pepsi Senza, il barista gli comunica che senza pagare non avrà nulla.

Infine, un’altra differenza tra le due versioni la possiamo trovare nel momento in cui Lorraine crede che il vero nome di Marty sia Levi Strauss che legge sopra i suoi indumenti ma che nella versione originale era sostituito da Calvin Klein. Ad esempio, riguardo il nome di Marty, nella versione francese cambiò ancora in Pierre Cardin. Naturalmente questo deriva dal fatto che per la produzione e distribuzione del film ogni paese dovette firmare degli accordi con tutti i marchi registrati citati nelle varie versioni.

Insomma, per la produzione di una saga cinematografica di questa portata non ci voglio sicuramente due giorni. Ma tutti gli ostacoli affrontati ne sono valsi la pena, perché noi non ci stancheremo mai di vedere Back to the future sognando di possedere anche noi una DeLorean.

Di Viviana Orlandini

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