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“Sex Education” la Serie: un’analisi psicologica

“Sex Education” è una serie uscita nel 2019 sulla piattaforma Netflix che ha riscosso molto successo tra i giovani.

Oggi il rapporto con la sessualità è decisamente cambiato rispetto ai secoli passati. La società è orientata sempre più all’individualismo e al bisogno di onnipotenza e si cerca costantemente e in tutti i contesti, una gratificazione immediata. Il sesso viene vissuto con molta più libertà e se ne viene a conoscenza presto, in primo luogo, perché la diffusione dei social media rende difficile isolare un bambino/adolescente da contenuti legati ad esso. I riferimenti al sesso sono ormai ovunque, nelle immagini seducenti di Instagram, nei contenuti di Facebook, nei video di Youtube e Tik Tok, per fare gli esempi delle piattaforme più utilizzate. I social media sono parte della vita quotidiana di tutti, bambini e adulti. Chiunque può liberamente pubblicare quasi tutto ciò che gli passa per la testa, pertanto, i nuovi adolescenti hanno accesso a qualsiasi cosa, essendo anche una generazione super tecnologica e quindi capace di accedervi e raggirare il genitore. Riguardo al sesso, sono più informati, meno ingenui, più pragmatici e meno sognatori di quanto lo siamo stati noi romantici del passato.

Proprio perché precocemente informati, per mezzo di fonti quasi sempre fuorvianti, gli adolescenti avrebbero bisogno di maggiore educazione alla sessualità. L’educazione scolastica non prevede programmi sul tema e laddove esistono, rimangono molto generici e poco vicini alle esperienze reali dei ragazzi. Gli adulti hanno ancora difficoltà nell’affrontare apertamente questo argomento con i giovanissimi. I genitori stessi sono abituati a farne un tabù, finendo per non parlarne mai ai propri figli, proprio come accadeva in passato.

In “Sex Education” questo tema viene affrontato in tutta la sua complessità, facendo emergere quelle problematiche sessuali adolescenziali concrete, compresa la consapevolezza del proprio orientamento sessuale, che spesso l’adulto, il genitore, l’insegnate, ha difficoltà ad affrontare o preferisce negare.

Jean Milburn è la stravagante psicoterapeuta e sessuologa, mamma del protagonista principale, che viene incaricata per fare consulenze agli studenti sul tema della sessualità e non è certo una con i “peli sulla lingua”. Pur essendo una sessuologa esperta ed affermata, rimarrà sorpresa per alcune delle richieste più insolite dei giovani studenti e si troverà a dover ridefinire il suo ruolo genitoriale e professionale.

Prima di essere incaricata dalla scuola, suo figlio Otis, un giovane introverso ma molto sensibile ed empatico, in virtù del bagaglio sull’argomento e del suo scarso successo nelle relazioni, decide di sfruttare la naturale capacità di ascolto, dando consigli sui più disparati problemi sessuali ai compagni di scuola.

Quello che emerge dalla serie e osservando bene i personaggi, è che tutti sono ossessionati dal sesso. Chi non ha avuto ancora la sua prima esperienza si sente indietro rispetto alla maggioranza e per questo sviluppa una sorta di ossessione. Il sesso sembra rappresentare un passaggio indispensabile per elevarsi e meritarsi l’accettazione e il rispetto da parte degli altri. Con chi farlo, quasi non ha importanza. Questo fenomeno, a mio parere, non è altro che il riflesso dell’attuale società, sempre più scettica nei confronti dell’amore.  Ma questi ragazzi da chi hanno imparato?

Altro aspetto importante è che tutti gli adolescenti protagonisti, con problemi relazionali e sessuali, hanno prima di tutto una famiglia disfunzionale.

Otis Milburn è il protagonista principale della serie, i suoi genitori sono divorziati e vive con la madre, la sessuologa Jean Millburn. Le conoscenze di Otis sul tema della sessualità sono prettamente teoriche, in quanto la madre gli parla apertamente di dinamiche che riguardano i suoi pazienti e lavora con essi in casa. Il suo rapporto con la madre, apparentemente aperto e positivo, nasconde invece problemi consistenti, che dipendono in modo particolare dal controllo che lei esercita su di lui. L’estrema apertura al dialogo sul sesso e la vita sessuale attiva della madre da un lato (con gli innumerevoli partner che piombano in casa) e l’eccessivo invischiamento tra madre e figlio dall’altro, finiscono per far sentire Otis profondamente insicuro e a disagio con la propria sessualità.

Maeve Wiley la ragazza di cui si innamora Otis e colei che gli suggerirà di iniziare l’attività di consulente sessuale a scuola, ha una madre tossicodipendente, assente e inaffidabile, un padre mai conosciuto e gravi difficoltà economiche, che la portano a divenire adulta precocemente, a lavorare per mantenersi gli studi e ad assumere un atteggiamento evitante, in virtù del profondo terrore dell’abbandono. Attraverso il sesso riesce a legare a sé le persone, ma al tempo stesso a mantenere una certa distanza affettiva che non saprebbe gestire. Otis è innamorato di lei e si mostra disponibile e comprensivo, ma Maeve non abituata ad un tipo di relazione calorosa, lo rifiuterà spesso.

Adam Groff, il primo “paziente” di Otis, è un compagno di scuola che si rivela molto problematico. Suo padre è il preside della scuola ed è un uomo molto rigido e autoritario. Nella sua famiglia è il padre a decidere ogni cosa, mentre sua madre è totalmente subordinata alle decisioni del marito, almeno fin quando non decide di stravolgere la sua vita. Il rapporto tra genitore e figlio è difficile e Adam non si è mai sentito accettato e amato, al contrario, viene quasi sempre sminuito, punito e ridicolizzato. Suo padre non ammette debolezze e manifestazioni di affetto, “doverizzazioni” che impone a sé stesso prima di tutto. L’unico modo di Adam per sopravvivere sembra quello di ribellarsi esercitando potere sugli altri, proprio come fa il padre.  Si trasforma quindi nel bullo della scuola e la sua vittima preferita è Eric, amico di Otis e omosessuale dichiarato. Solo più tardi si accorgerà dell’attrazione che prova verso Eric, dovendo fare i conti con sé stesso e iniziando un percorso lungo e tortuoso di accettazione della sua omosessualità. La sua storia permetterà allo spettatore di comprendere meglio il fenomeno del bullismo, consentendo di andare oltre le apparenze e di rivolgere uno sguardo più attento al vissuto familiare del cosiddetto bullo

Jackson Marchetti è invece il bello e vincente della scuola, rappresentante della Moordale Secondary School e campione di nuoto. I suoi genitori sono una coppia di donne lesbiche molto diverse tra loro e sempre in disaccordo. Jackson è il classico esempio di chi viene cresciuto col fine di perseguire i sogni del genitore, un genitore che scambia egoismo per amore. Viene costretto ad un’adolescenza molto rigida, senza svaghi, eccezioni alla regola, divertimenti, senza che gli sia stato mai chiesto se questo è quello che vuole.  Il suo unico scopo di vita sembra dover essere lo sport e il successo. La sua depressione non viene colta e i tentativi di parlare della sua sofferenza non vengono ascoltati, per questo motivo arriverà a procurarsi di proposito un infortunio alla mano che gli consentirà di prendersi una pausa dai faticosi allenamenti. Solo dopo questo gesto così estremo, verrà finalmente visto.

Eric Effiong è, infine, il migliore amico di Otis, omosessuale e proveniente da una famiglia credente africana. La sua famiglia è calorosa ed Eric vive in un clima di accettazione. Per affrontare la sua più intima insicurezza, crea una corazza fatta di vestiti sfarzosi, trucco e travestimento femminile, che lo rendono molto appariscente. Sarà proprio questa determinazione a divenire motivo di discussioni con il padre, che teme per la sua incolumità e diviene un ostacolo all’espressione libera di sé. Eric subisce diverse violenze a carattere omofobo che lo toccheranno profondamente, facendogli fare i conti con una realtà difficile, fatta di odio e pregiudizi. Reagirà a questa consapevolezza con rabbia e aggressività, arrivando a sfogarle su un ragazzo omosessuale della scuola. Ciò che gli consentirà di far fronte a questa crisi è senz’altro l’amicizia. Il suo legame sincero con Otis è l’esempio di quanto il sostegno sociale tra pari sia fondamentale in questa fase della vita, per il confronto, lo sviluppo di abilità interpersonali e la crescita individuale.

Questa è solo una piccola parte delle cornici familiari presentate. Vi sono molti altri personaggi, le cui storie sono altrettanto problematiche e interessanti e che potrete scoprire vedendo la serie, se non lo avete ancora fatto.

L’aspetto su cui maggiormente mi sono focalizzata nel vedere “Sex Education” è proprio capire i singoli personaggi adolescenti sulla base dei loro rapporti con i genitori. Come rende noto la serie, spesso il genitore è poco consapevole dei legami che esistono tra la formazione dell’identità e della personalità di un figlio adolescente e le relazioni in famiglia.  Frequentemente i genitori si dimostrano increduli di fronte alla ribellione di un figlio, ad un suo comportamento impulsivo o antisociale o a crisi depressive, non riuscendo ad individuare quale ruolo possono aver avuto o hanno nell’innesco di certe reazioni e condizioni o nel mantenimento e peggioramento di esse.

L’adolescenza rappresenta un momento di transizione, di cambiamenti fisici e cognitivi che segnano il passaggio dall’infanzia alla età adulta. Come afferma lo psicologo Erik Erikson, nel corso della vita affrontiamo delle crisi psicosociali necessarie per la crescita e la formazione dell’identità.

La crisi viene intesa in termini positivi e sembra necessaria per raggiungere uno stadio di sviluppo successivo. Nel caso della crisi della fase adolescenziale, l’individuo viene posto di fronte a due esiti: la formazione dell’identità o la diffusione di identità, quest’ultima rappresenta il mancato superamento del compito evolutivo e l’arresto a questa fase di transizione.  L’identità dell’Io, per Erikson, è quella dimensione psicologica che consente di realizzarsi, di diventare e rimanere se stessi, in relazione alle altre persone, nell’ambiente sociale e culturale in cui si vive. I personaggi della serie stanno tutti affrontando questo compito complicato di conoscenza di sé.

Concludendo, questa serie appassiona i giovani perché, da un lato, gli viene proposto un ampio ventaglio di problematiche relazionali e sessuali, affrontate con leggerezza e una punta di comicità, in cui possono riconoscersi ed avere spunti educativi facilmente assimilabili, dall’altro, perché viene puntata la luce sulla loro sofferenza, gli viene concesso di avere problemi per niente banali, solitamente sminuiti dagli adulti, e nei quali, gli stessi adulti, hanno una parte di responsabilità.

Dott.ssa Michela Zibellini

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