TRA FINZIONE E REALTA’: TRA THE CROWN E DOCUMENTARI
Dal 15 Novembre 2020 è possibile vedere sulla nostra amata piattaforma rossa (Netflix), la nuova stagione di The Crown.
Tra i formidabili interpreti che hanno fatto la loro entrata nella terza tra cui ricordiamo le più note Olivia Colman ed Helena Bonham Carter, si affiancano nuovi attori: Gillian Anderson nel ruolo del primo ministro dell’epoca, Margaret Thatcher e la giovane Emma Corrin che al suo primo ruolo importante ha avuto l’enorme responsabilità di interpretare Lady Diana Spencer negli anni dell’adolescenza.
Un personaggio non certo facile, pieno di sfumature ed episodi spiacevoli.
Di certo non è la prima. Negli anni addietro abbiamo assistito ad interpretazioni, negative o meno, di altre attrici sicuramente più esperte di lei. Tra i più noti, ricordiamo il disaster movie del 2013 (Diana- La storia segreta di Lady D) sulla storia d’amore tra la principessa e il dottor Hasnat Khan, dove Naomi Watts veste i panni di Diana.

Nonostante la storia difficile da rappresentare della serie, la Corrin è riuscita abilmente a portare la principessa del popolo sullo schermo, riproducendone in maniera egregia i vari atteggiamenti e il carattere timido che la contraddistinguevano.
La serie è sicuramente ben fatta. Tutto, dalla scenografia ai costumi alle varie interpretazioni del cast, si accosta perfettamente alla parte reale di quegli anni.
Ciò che invece non ha funzionato, o meglio, è stato oggetto di critiche, è la rappresentazione della coppia Carlo-Diana nei primi difficili anni del loro matrimonio.

A pochi giorni dall’uscita della serie infatti, vari giornali (inglesi e non) hanno riportato testimonianze di alcune tra le persone più strette della famiglia reale che hanno dichiarato come quest’ultima si sia detta amareggiata dai nuovi episodi. In particolare, il principe William, primogenito di Carlo e Diana, ha dichiarato (sempre secondo un insider della casa reale) di essere infelice per la rappresentazione dei suoi genitori che a detta sua:
“sono stati sfruttati e presentati in modo falso e semplicistico per fare soldi, raccontando cose accadute in tempi molto difficili, senza pensare ai sentimenti di nessuno. Molte cose mostrate infatti non rappresentano la realtà e molti episodi “sensibili” sono rappresentati in modo troppo esplicito (specialmente la bulimia di Diana)” (Daily Mail).
Il principe Carlo invece, si è addirittura rifiutato di vederla.
C’è da dire però che stiamo parlando di una serie e non di un documentario.
Nonostante il creatore Peter Morgan si sia dedicato in questi anni, a delle profonde ricerche sulla casa reale, in modo da creare una sceneggiatura il più simile possibile ai fatti della storia, è ovvio che quando si trasla la realtà su uno schermo e la si fa interpretare da attori, specialmente le scene più intime e lontano dai riflettori devono essere reinterpretate, non solo per far scorrere la storia e non stancare mai lo spettatore, ma anche per collegare quei fatti a ciò che succedeva fuori dalle mura delle residenze reali, sotto i riflettori. Tutto ciò è possibile quindi con alcuni elementi:
i fatti di cronaca, le testimonianze e i documenti affiancati dalla personale creazione di chi scrive le scene.
Solo per fare un esempio, come è stato dichiarato da una dei produttori, la celebre scena in cui Diana percorre i corridoi di Buckingham Palace con i pattini a rotelle non si sa se sia successo realmente ma i creatori si sono ispirati ad una documentazione, in cui un presunto testimone dice che il giorno prima del matrimonio Diana percorse parte del palazzo in biciletta.

Ecco qui che un evento viene reinterpretato ai fini della narrazione:
si sostituisce la biciletta con i pattini (che Diana usava abitualmente insieme alla pratica della danza classica) e si sposta la scena non in corridoi secondari, come è raccontato nel documento ma in quelli principali per dare più rilevanza alla scena.
Altro fatto: la bulimia è vera, Lady D soffriva veramente di questa grave malattia e tutto ciò non poteva non essere rappresentato.
Bisogna poi aggiungere che molti episodi salienti del loro rapporto sono stati tagliati per far spazio anche agli altri personaggi (stiamo parlando della corona, non di certo solo dei principi del Galles).

La quarta stagione come anche le precedenti, va vista con una certa obiettività, rendendoci conto che stiamo assistendo a qualcosa che seppur si rifà alla realtà, è finto.
Per chi invece volesse capire più a fondo la vita di Diana Spencer, vi consigliamo la visione di alcuni documentari.
Nella library di Netflix ce ne è uno assolutamente veritiero, più di tutti:

Diana, in her own words (2017) ovvero, “Diana a parole sue” perché proprio di questo stiamo parlando: una raccolta di registrazioni in cui a parlare è proprio lei, la principessa del Galles. Delle documentazioni che sono state commissionate dal giornalista Andrew Morton per la pubblicazione della biografia Diana: la sua vera storia. Un libro che ha fatto molto discutere. Lo stesso Morton ha sempre ammesso che i fatti raccontati nella biografia fossero sempre veri ma senza dire di aver usato le registrazioni in questione, cosa ammessa solo dopo la morte della principessa, avvenuta il 31 Agosto del 1997 a Parigi.
Lo stesso documentario è stato trasmesso per la prima volta su Channel 4 e la messa in onda è stata duramente criticata sempre dai membri della casa reale a cui si è aggiunta la voce del fratello, il Conte Charles Spencer.
Il motivo principale sono proprio le registrazioni: troppe informazioni che potrebbero esporre eccessivamente l’immagine di Lady D.

Ma tutto ciò che si vede e si sente nel documentario, è vero. Questo non lo si può negare e vedendo i due prodotti televisivi ci rendiamo da subito conto di quanto si possa conoscere più a fondo la figura della principessa nel documentario rispetto alla serie, ovviamente.
Il nostro consiglio è quello di vederli tutti e due, al di là della finzione e al di là della verità.
Di Marta Giorgi


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