Dal 18 Settembre 2020, è possibile vedere la nuova serie dall’inconfondibile firma del genio, Ryan Murphy, sulla piattaforma Netflix.

Per la storia della fredda infermiera Mildred Ratched, “antagonista” del celebre libro Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey, Murphy ha affiancato, in funzione di regista e produttore esecutivo, il giovane Evan Romansky, ideatore della serie che si è occupato anche di scrivere l’episodio pilota. Tra gli altri produttori esecutivi ricordiamo anche Ian Brennan (produttore di altre serie quali Glee, Hollywood e The Politician), la protagonista Sarah Paulson e Michael Douglas.
Oltre alla famosissima Paulson, che ha già collaborato con il regista nelle più note serie American Horror Story (dal 2011) e American Crime Story (dal 2016), tra il cast riconosciamo molte star e volti noti.

Notevole è la presenza di molte star femminili che circondano la già citata Sarah Paulson. Tra le tante, ricordiamo: Cynthia Nixon (Gwendolyn Briggs), Sharon Stone (Lenore Osgood) e l’interprete dell’infermiera Bucket: Judy Davis.

Tra gli interpreti maschili invece, vi sono molte giovani star presenti in altre serie del regista come Finn Wittrock (Edmund Tolleson), già apparso in AHS e in film prodotti dallo stesso come Charlie Carver (Huck) tra il cast di The Boys in the band (disponibile sulla piattaforma dal 30 Settembre).


Oltre alle formidabili interpretazioni dei complessi personaggi, come quello della paziente Charlotte, affetta da disturbo da personalità multipla e interpretato da Sophie Okonedo, la serie ha indubbiamente attirato l’attenzione di molti abbonati, anche grazie alla curatissima fotografia affiancata da una scenografia e una scelta dei costumi sapiente.
In particolare, i costumi creati da Lou Eyrich e Rebecca Guzzi, hanno acquisito particolare fama soprattutto sui social, dove la Paulson ha deciso di omaggiarli con un post, ringraziandone i creatori.

Chi ha lavorato al progetto ha saputo infatti ricreare perfettamente l’atmosfera degli anni ’40 Americani mista a quella horror del centro psichiatrico di Lucia, dove è ambientata la storia.

Lucia è in realtà un nome di fantasia di una piccola città della California. Le riprese infatti, si sono svolte tra il sud e il nord dello stato in questione mentre come location per il centro psichiatrico, è stato utilizzato il King Gillette Ranch a Calabasas, ex proprietà del famoso inventore del primo rasoio usa e getta.

Un’ altra chicca di questa serie è certamente il montaggio delle immagini: spesso si sovrappongono per creare dei veri e propri puzzle e permettere allo spettatore di vedere contemporaneamente più scene.
Oltre a queste, sapiente è anche l’uso dei filtri colorati; in particolare vengono usati due colori:
–Il Verde: nei momenti in cui Mildred trama qualcosa di malefico.
–Il Rosso: usato soprattutto quando uno dei personaggi fa uso di droghe.

I farmaci sono infatti tra i protagonisti della storia il cui compito è anche quello di riportarci indietro nel tempo, quando tali medicine venivano affiancate a cure atroci nei centri psichiatrici; qui lo scopo degli autori è anche quello di evidenziarne l’insensatezza e l’estrema atrocità di tali cure, stessa cosa fatta dall’autore del libro e riportata anche nella sua trasposizione cinematografica del 1975.
Non manca poi la tematica LGBT, presente in quasi tutte le produzioni del regista (per citarne solo due: Glee e Pose).
L’autore infatti decide di rappresentare i lati più umani dell’infermiera che nel libro e nella trasposizione cinematografica viene vista come una donna crudele e priva di bontà, inserendo invece nella serie la storia d’amore tra lei e la segretaria del governatore (Gwendolyn), con tutte le complicazioni che erano presenti in quegli anni.

Particolarmente ricca di pathos è la scena in cui una paziente considerata malata perché “lesbica”, viene curata con una vera e propria tortura, sotto gli occhi inermi di Ratched che inizialmente, rifiuta il suo orientamento sessuale, giudicandolo come innaturale, fino a quel momento in cui comincia ad accettarlo poco alla volta. Murphy quindi, ricorre a questo espediente amoroso per mostrare il lato più umano dell’infermiera.

Oltre a lei, i personaggi sono per la maggior parte molto complessi, le cui azioni sono inizialmente difficili da comprendere ma che infine si rivelano come caratterizzazioni realistiche dell’essere umano: una sorta di via di mezzo tra il bene e il male.
Un po’ come lo spettatore: nessuno è estremamente buono o estremamente cattivo e quest’ultimo lato è sempre frutto di un passato burrascoso o orribile (come nel caso dell’infermiera e del killer Edmund).
Le stesse vere intenzioni di Mildred, cambiano ogni volta che si ritrova davanti ad un personaggio diverso, inserendo anche la tematica del doppiogioco, a cui Ratched si rifà in più di un’occasione per nascondere il suo vero scopo.
Il personaggio interpretato dalla Paulson infatti, ci dona parte della sua umanità poco alla volta, episodio dopo episodio, fino a rivelarne le parti più intime della sua psiche: dai traumi ai desideri e così via.
Insomma, una caratterizzazione psicologica dei membri della storia, degna di essere ambientata in un ospedale psichiatrico.

Di Marta Giorgi


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