Cinema

Gretel e Hansel

RITORNO AL CINEMA IN GRANDE STILE

Finalmente, tutti i cinema d’ Italia hanno riaperto i battenti.

Mentre prima, dopo la fine del lockdown, in pochi avevano inaugurato il mese di Maggio con la riapertura delle sale, dato che i titoli disponibili erano pochissimi e per la maggior parte si trattava di film già usciti nei mesi scorsi, ora tutto sembra essere ripartito grazie solamente a pochi titoli d’oltreoceano (se non fosse per il film dedicato a Ligabue: Volevo Nascondermi che purtroppo non è disponibile in tutte le sale).

Una riapertura scarsa, dato che le sale sono state aiutate principalmente dall’attesissimo Tenet e da qualche titolo previsto per marzo, che è stato invece posticipato.

Oltre al disneiano Onward, ce ne è uno che invece sembra aver preso, coraggiosamente, il posto dei molti titoli mancanti.

Stiamo parlando di Gretel e Hansel, pellicola che a prima vista si presenta come un horror ma che in realtà, può essere inquadrato nell’ambito del thriller psicologico.

Un notevole riferimento alla figura femminile, lo si evince già dal titolo, dove i nomi sono stati scambiati per spostare quello della giovane ragazza, prima di quello del fratello, cosa anomala rispetto ai titoli di tutte le trasposizioni cinematografiche o edizioni cartacee, della celebre storia dei Fratelli Grimm.

La trama infatti, viene modificata per approfondire la figura della vecchia strega insieme a quella della giovane.

Al centro della vicenda, ricorre infatti un’antica storia molto popolare tra i villaggi dove è ambientata (apparentemente simili a quelli anglo-tedeschi del Nord Europa, del tardo-medioevo)

Protagonista di quella che ormai sembra essere diventata una leggenda, una bambina di rara bellezza con un cappello rosa.

La storia della bambina si intreccia con quella di una strega che la guarisce da un male incurabile quando è ancora in fasce, donandole allo stesso tempo il potere della veggenza. Quest’ultimo sembra però prendere il sopravvento sulla mente della piccola, facendola arrivare anche ad uccidere suo padre. La bambina viene quindi abbandonata nel bosco e per sopravvivere e soprattutto, “non sentirsi sola”, ricorre a strani incantesimi per attirare altri giovani nella foresta.

Lo spettatore quindi, arrivato a questa breve introduzione della trama, collega immediatamente la “malefica” bambina alle origini della vecchia strega, che come è risaputo, attira giovani innocenti nella sua casa ricca di dolciumi e cibi di ogni tipo, con l’intento di mangiarli.

Mentre in altre trasposizioni, tra cui spicca sicuramente il B-Movie d’azione Hansel e Gretel- cacciatori di streghe (2013) la scena che riguarda la strega, ha una breve durata ed è solo il pretesto per introdurre le vite dei due giovani dopo quel terribile incontro, nel film di quest’ anno il personaggio occupa lo schermo per buona parte del film, diventato più umana di quel che sembra.

Intorno a tutte queste figure femminili gira infatti anche quella materna, che associamo in maniera negativa alle “due madri” di Gretel.

La prima è la depressa contadina che ha appena perso il marito e vive di stenti, che caccia di casa i figli minacciandoli addirittura con un’ascia e con la frase “vi faccio a pezzetti se rimanete ancora qui” che ricorda molto la seconda figura, cioè la strega che “fa a pezzi” i bambini.

Gretel (Sophia Lillis), vicina al diventare una donna a tutti gli effetti, è affiancata da queste due figure che occupano una la prima parte del film e l’altra la seconda. Entrambe sono fondamentali per la sua crescita ma mentre la prima la rifiuta come figlia “per il suo bene”, dato che non può più mantenerla, la seconda l’accoglie in casa sua con l’intento di farla diventare come lei.

La strega-madre è infatti una donna che si è auto-isolata nel bosco e che ha allontanato tutti i membri della sua famiglia diventando indipendente, quando infatti Gretel la chiama “signora” la donna risponde:

“Pensi che sia sposata? Per caso hai visto qualche palla di ferro attaccata al mio piede?”

Quello che abbiamo davanti è quindi un personaggio apparentemente positivo ma che in realtà si presenta come un’estremizzazione del modello femminista anti-patriarcale (uccide per staccarsi dal nucleo famigliare).

Senza andare oltre per evitare Spoiler, quella che vediamo è una pellicola la cui scenografia (dai tratti cupi che rimandano all’ horror tedesco dei primi film muti) e fotografia (perfettamente simmetrica in ogni inquadratura) accentuano e danno valore alla tradizionale storia che qui viene stravolta per fare spazio alla figura femminile (negativa o meno).

La positività in questa scelta però, non deve essere vista solo nella figura coraggiosa di Gretel ma anche in quella negativa delle altre donne intorno a lei, perché in fondo: è giusto dare spazio alle donne anche quando queste interpretano gli anti-eroi o gli antagonisti, le cattive o le portatrici di messaggi negativi.
La pellicola, oltre alla rappresentanza maschile in pochi personaggi quali Hansel, il forestiero o il ricco viscido (No Spoiler) è dominata da attrici formidabili, che sia la giovane stella nata con IT (2017-2019) o la talentuosa interprete della strega Alice Krige, famosa per aver interpretato la regina Borg nel film Star Trek: Primo Contatto e nella saga di Star Trek- Voyager.

Il tutto però è diretto dall’ attore Oz Perkins che oltre ad essere il figlio del celebre Anthony Perkins (che interpreta Norman Bates in Psycho di Hitchcock) è apparso anche in film famosi quali Star Trek (2009) e nei film de La rivincita delle Bionde (2001-2002) dove interpreta l’impacciato Dorky.  E’ al terzo film come regista e sceneggiatore, i primi due risalgono al 2015 e al 2016 e sono sempre a tema horror.

Per concludere, Gretel e Hansel potrebbe essere inquadrato facilmente nell’ottica del B-movie ma già dai primi minuti si dimostra tutt’altro. Forse è un bene che sia stato tra i primi film ad uscire nelle sale italiane (il 19 Agosto mentre in America era già uscito a fine Gennaio), forse è riuscito a conquistarsi quella fetta di pubblico che non rinuncia al grande schermo, nonostante la scarsità dei titoli e che, non si limita solo a vedere i più famosi tra questi: come ad esempio Tenet.

Di Marta Giorgi

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