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Mindhunter: Viaggio nella mente criminale

Le immagini nascoste nella sigla

Con l’introduzione nella nuova funzionalità “Skip Intro” è possibile che i titoli di testa di una serie televisiva vengano assolutamente ignorati. Tuttavia, se sei una persona curiosa tanto quanto me e ti sei soffermato ad osservare le immagini della sequenza di apertura di Mindhunter, sicuramente anche tu sarai rimasto leggermente scosso dalle immagini che ci vengono mostrate.

Innanzitutto, Mindhunter è una serie televisiva andata in onda per la prima volta nell’ottobre del 2017 e rinnovata subito dopo per una seconda stagione (è stata annunciata anche una terza nel gennaio di quest’anno). La storia, diretta egregiamente da David Fincher e ambientata negli anni ’70, ruota attorno alle vicende di due agenti della polizia, Holden Ford e Bill Tench, che cercano in tutti i modi di comprendere, anche grazie all’aiuto della professoressa Wendy Carr, la mente contorta dei più famosi pluriomicidi intenti a scontare la loro pena nelle varie carceri degli Stati Uniti.

Tutta la serie è tratta dal libro “Mind Hunter: Inside FBI’s Elite Serial Crime Unit” scritto da Mark Olshaker e John E. Douglas (a cui si ispira il personaggio principale di Holden Ford).

Naturalmente anche gli altri due protagonisti sono ispirati a due personaggi realmente esistiti, quali Robert K. Ressler (coniatore del termine “Serial Killer”) e la dott.ssa Ann Wolbert Burgess (studiosa del trattamento delle vittime di violenza sessuale).

Ma torniamo a quello che ci viene mostrato nella sigla. Quello che i nostri occhi vedono sono delle immagini di un paio di mani che con cura sistemano l’apparecchiatura di registrazione usato durante gli interrogatori dei criminali. Queste immagini però vengono intervallate rapidamente e violentemente da flash di corpi mutilati e vittime di omicidi. Venticinque immagini che ci mostrano il lavoro tanto inquietante quanto meticoloso, così come la sistemazione dell’apparecchio di registrazione, dei cosiddetti “serial killer”.

Questo parallelismo ci viene mostrato in modo perfetto quando in sequenza appaiono le seguenti immagini: un microfono seguito subito dopo dalla bocca spalancata di un cadavere (Fig. 1) e un jack audio a cui segue l’immagine di un orecchio pallido e tumefatto (Fig. 2).

Fig. 1
Fig. 2

David Fincher naturalmente è noto per i suoi titoli d’apertura creativi e innovativi. Da Se7en a The Girl With The Dragon Tattoo fino ad arrivare a Panic Room e Fight Club.

L’ opening sequence è un’ottima occasione per il regista di spiegare in modo chiaro il tema principale del suo prodotto televisivo e lo stato d’animo che lo spettatore deve assumere per affrontare al meglio la visione della serie.

Con sole 25 immagini che scorrono a tempo di 4 fotogrammi ciascuno, Fincher e i suoi collaboratori sono riusciti a creare la giusta atmosfera di disagio che sarà protagonista di tutte le puntate.

La meraviglia di questa sigla è quello di riuscire, in una manciata di minuti, ad affrontare il tema principale che caratterizza i serial killer protagonisti della serie: l’ossessione.

Questi flash che intervengono in modo prepotente e violento, fanno riferimento anche al modo di agire del protagonista, il quale, prima di un qualsiasi interrogatorio, ripercorre mentalmente il modus operandi del serial killer.

Quindi, possiamo dire che grazie al lavoro così scrupoloso di David Fincher, questa sia una delle sigle più riuscite a favore dello spettatore riguardo la comprensione della serie televisiva stessa.

Di Viviana Orlandini

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