Dallo stop trick alla CGI
Al giorno d’oggi è quasi un’impresa impossibile trovare un film senza l’uso di effetti speciali. Ma prima di cominciare la nostra digressione storica, occorre fare una precisazione.
In ambito tecnico si parla di Effetti Speciali intendendo tutte le tecniche impiegate sul set, al momento della ripresa; quindi il trucco degli attori, le acrobazie, il Green Screen, la ripresa in simultanea con più macchine da presa (Virtual Camera Movement) fino ad arrivare alla recente ripresa digitale in 3D. Con Effetti Visivi, invece, s’intendono tutte le tecniche applicate in post-produzione: immagini create al computer (CGI, Computer Generated Image), correzioni del colore (Color Correction), assemblaggio dei materiali filmati sul set con materiali creati in studio (Compositing).
Quando si parla di special effects molte persone ricorrono subito ad immagini dei giorni nostri, esplosioni, film d’animazione ecc..

Ma, in realtà, i primi effetti speciali risalgono a più di 120 anni fa. Scopriamo come sono nati.
Quello che può essere considerato il vero primo effetto speciale nella storia del cinema è da attribuire al pioniere Alfred Clark, il quale, nel suo corto The Execution of Mary, Queen of Scots (1895), sperimenta per la prima volta lo “Stop Trick”. Questo effetto consisteva nell’interrompere la ripresa e riprenderla subito dopo, dando il tempo di cambiare oggetti in scena.

Nel caso del suo cortometraggio, il regista, appena il boia alza l’ascia sopra la testa, ferma la ripresa, sostituisce l’attrice con un manichino, quindi riprende a girare, mostrando così la decapitazione.

L’anno successivo, George Méliès, scoprì per puro caso lo stesso trucco, poiché la sua cinepresa si bloccò riprendendo a registrare senza alcun preavviso. Quando il regista andò a rivedere tutto il girato, si accorse che ad un certo punto gli oggetti e le persone in scena furono sostituite da uno scenario differente. Questo nuovo metodo di ripresa gli piacque talmente tanto, che inventò nuovi effetti come l’esposizione multipla, il time-lapse e la dissolvenza.
Tra il 1910 e il 1920 questi nuovi trucchetti vennero perfezionati e la scoperta dell’animazione permise lo sviluppo di nuove tecniche e tecnologie da integrare agli effetti speciali.
Dei chiari esempi li possiamo ritrovare nei film Metropolis di Fritz Lang, in Citizen Kane di Orson Welles, e in King Kong di Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack.

Con l’introduzione del colore, gli effetti speciali ebbero uno sviluppo evidente. Ad esempio, nei film biblici come I Dieci Comandamenti (di Cecil B. DeMille), possiamo notare come il regista sia riuscito a ricreare la folla che scappa dall’Egitto e le piramidi di Rameses tutto grazie all’utilizzo di effetti speciali, molto all’avanguardia per quell’epoca.
Come non citare anche il capolavoro di Kubrik, 2001: Odissea nello spazio del 1968, il quale preferì creare una propria squadra per gli effetti speciali anziché usarne una interna alla casa di produzione.
Negli anni ’70 ci fu una doppia rivoluzione per quel che riguarda gli effetti speciali. La crisi economia che si verificò in quegli anni, costrinse le case di produzione a chiudere i propri reparti di special effects. Questi improvvisi licenziamenti portarono gli specialisti a mettersi in proprio aprendo nuove case di produzione e agenzie specializzate in effetti speciali.
Quegli stessi anni furono testimoni della nascita di nuove tecnologie come gli animatronics, complessi sistemi meccanici ed elettronici comandati a distanza ed in grado di compiere dei semplici movimenti.

Nel 1977 venne istituita la categoria come Miglior Effetti Speciali nella premiazione degli Oscar. Fu grazie a questo riconoscimento che molti film ebbero particolare successo come il primo capitolo di Star Wars diretto da George Lucas, il quale però trovò un valido avversario in Steven Spielberg che presentò il suo film: Incontri ravvicinati del terzo tipo.

Fù poi il film E.T. the Extra-Terrestrial, dello stesso Spielberg, che riuscì a vincere un Oscar per i miglior effetti speciali grazie all’egregio lavoro dell’italiano Carlo Rambaldi che truccò alla perfezione l’animatronic del famoso alieno.
Naturalmente il successo che questi effetti speciali stavano riscontrando permise il loro sviluppo, poiché le case di produzione investivano sempre di più nella loro realizzazione, fino ad arrivare agli anni ’90 del XX secolo, quando la nascita della CGI (Computer Generated Imagery) ha cambiato radicalmente l’aspetto degli effetti speciali.
L’uso più spettacolare della CGI è stata la produzione di immagini fotorealistiche di creazioni di fantasia. Le immagini potevano essere create al computer utilizzando le tecniche usate nei cartoni animati o nei modelli animati.

I primi film a farne uso furono Willow (1988), dove appare un personaggio mutaforma, e The Abyss (1989), in cui compare un tentacolo d’acqua. Negli anni ’90 la distinzione tra film con attori in carne e ossa (live action) e film d’animazione non era più così netta.
Nel 1993, infatti, con il film Jurassic Park di Steven Spielberg, l’Industrial Light & Magic di George Lucas mostrò dei dinosauri realistici alle prese con gli attori in carne ed ossa.

Possiamo quindi dire che, l’industria degli effetti speciali ha fatto passi da gigante, e data la velocità con cui le tecnologie cinematografiche si sviluppano ogni giorno possiamo sperare che in poco tempo arriveranno nuove tecniche e nuove modalità del fare cinema.
Di Viviana Orlandini


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