Titoli di testa

True Detective

Opening sequence da premio Emmy

Serie antologica prodotta nel 2014 ed ancora in corso, è stata trasmessa per la prima volta attraverso il canale HBO. L’opera di Nic Pizzolatto è stata nominata ed è stata vincitrice di diversi premi tra cui quello come Outstanding Main Title Design agli Emmy del 2014.

I titoli d’apertura, realizzati dallo studio Elastic, supportato dal direttore creativo Patrick Clair, cambiano nel corso delle tre stagioni. Essendo, appunto, una serie antologica, avrà un’opening sequence inedita per ognuna delle tre stagioni prodotte finora. Ma iniziamo, senza ulteriori indugi, l’analisi della sequenza.

Nella prima stagione vediamo come i personaggi ci vengono presentati uno ad uno in contrasto con il paesaggio tetro che scopriremo essere quello della Louisiana. Gli elementi che vediamo scorrere davanti ai nostri occhi fungono da anticipazione di quello che lo show andrà a raccontarci nel corso delle otto puntate, quindi assistiamo all’apparizione di “fotografie viventi” che Clair ha creato utilizzando delle immagini dello show e rallentandole per creare un’atmosfera tenebrosa e quasi fluttuante. La cosa che gli premeva di più, racconta Clair in un’intervista, era rendere tutto il meno digitale possibile. Utilizzando il contrasto tra il paesaggio così buio, fatto di scale di grigi e di blu, Clair con Nic Pizzolatto al suo fianco, spiega come l’ambiente rispecchi pienamente la caratterizzazione dei personaggi che lo abitano.

Nel corso della produzione della prima stagione, Pizzolatto si imbatté in un libro di fotografie di Richard Misrach, le cui immagini raffiguravano il paesaggio devastato dell’America del sud e questa fu la sua ispirazione per l’ambientazione sia della sigla che della serie televisiva.

Opening Sequence Prima Stagione

L’utilizzo della doppia esposizione, nella composizione grafica della sigla, aiuta lo spettatore a comprendere la relazione di complementarietà tra il personaggio ed il luogo raffigurato. Ogni frame mostra la lotta interna che ogni personaggio sta cercando di affrontare per comprendere al meglio qual è il suo ruolo in questa vita. Vi sono due scene che sottolineano al meglio questa interpolazione. Una di queste è quella in cui notiamo come una sorta di interattività tra il volto di un personaggio ed un paesaggio marino, poiché nel momento esatto in cui gli occhi si aprono, quei toni di blu scuro lasciano il posto a colori più chiari e vivaci, come se il vedere gettasse una nuova luce su quello che lo circonda. Un’altra scena che ci mostra il rapporto uomo-ambiente, è quella in cui la doppia esposizione viene utilizzata per disegnare i tratti di un volto, quasi come fosse un teschio.

L’opening sequence della seconda stagione segue lo stesso stile della prima, con la sola differenza che in quest’ultima, i colori si aggirato tutti sul bianco, nero e rosso con qualche piccola sfumatura di azzurro. Il panorama è cambiato, i personaggi non sono più gli stessi, la trama racconta vicende di altri detective in un’altra città. Questa volta ci troviamo in una città immaginaria della California, ma non in quella che tutti sognano, anche se sono rappresentati i dettagli che più la rappresentano, spiagge, palme, autostrade, ci viene comunque mostrato quel lato tenebroso di cui nessuno parla mai. E così succede per la terza stagione, anche se personaggi e ambientazione cambiano di nuovo.

Opening Sequence Seconda Stagione

La scelta di T Bone Burnett ricade su determinati brani che naturalmente si affiancavano al meglio alle immagini della puntata pilota che gli sono state mostrate in un incontro con Nic Pizzolatto. La più discussa è stata la melodia scelta per la seconda stagione Nevermind di Leonard Cohen. Con la prima stagione, il brano scelto, Far From Any Road, serviva per preparare lo spettatore al giusto stato d’animo per poter affrontare la visione dello show che stava presentando. Nella stagione successiva l’umore a cui bisogna prepararsi è ancora più vago e questo ci viene sottolineato dalla voce roca di Cohen. Il testo di questo brano è così cupo e pessimista che sottolinea il modo in cui la serie giudica l’esistenza, alquanto insignificante.

Ebbene, il senso ultimo delle opening sequence realizzate per questa serie era semplicemente quello di mostrare in un minuto e mezzo tutto quello che la serie avrebbe potuto raccontarlo in più episodi. Bisognava anche trovare un modo per rappresentare il mondo che effettivamente gli americani hanno passato, un mondo fatto di motel, pompe di benzina, strade desolate, panorami industriali lasciati a deteriorarsi nella loro aria inquinata.

Opening Sequence Terza Stagione

Di Viviana Orlandini

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