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DA “POLIZEI” A DARK

EVOLUZIONE DELLA SERIALITA’ TEDESCA

La terza e ultima stagione di quel trip mentale chiamato Dark, è uscita il giorno stesso in cui, all’interno della trama avviene l’apocalisse: il 27 Giugno 2020.

Se siete reduci da pomeriggi e serate passate davanti la tv, all’epoca in cui ancora non c’era lo streaming (comincio a sentirmi vecchia), potete benissimo rendervi conto del cambiamento radicale che questa serie ha portato, all’interno della serialità made in Germany.

Ebbene, tra la fine degli anni 90 e i primi del 2000, questo panorama si presentava drasticamente diverso da quello a cui assistiamo oggi, grazie soprattutto alla serie in questione. La produzione televisiva tedesca ha raggiunto un punto di svolta che le ha permesso di stare al passo con quelle più importanti, come quella americana o inglese.

All’epoca, era invece legata principalmente alla produzione italiana per un elemento in comune, frutto di continui scambi e copie tra una serialità e l’altra: le serie a tema “Polizia” (in tedesco, per l’appunto, POLIZEI).

Tra i vari canali dei due paesi (Rai- Sat.1) c’è stato un perenne scambio di idee, trame o direttamente di vendite dei vari programmi.

Tra i casi più emblematici, ricordiamo Il commissario Rex (1994-2004) che non solo è stato trasmesso in Italia per molti anni ma vi è stata fatta anche una versione made in Italy con Kaspar Capparoni nei panni del protagonista (Lorenzo Fabbri).

Insomma, tra i due paesi c’è stato un infinito scambio alla “Chi copia Chi?” che ha portato negli anni ad un’infinità di serie in cui la scritta Polizia e le strisce blu, venivano sostituite da quelle verdi accanto a Polizei. Ma arriva un momento in cui il circolo infinito (come in Dark) deve avere una fine.

 La serie estremamente complessa, lanciata sulla piattaforma Netflix dal 1 Dicembre 2017, rappresenta “il nodo seriale che si spezza per rinnovarsi e diventare tutt’altro”. Nonostante Dark sia stata più volte additata come “copia di Stranger Things” cosa che, andando avanti con gli episodi viene rinnegata e che è stata ultimamente paragonata a quella italiana, meno riuscita, Curon, possiamo dire che niente di tutto ciò le se addice.  

Dark infatti è una serie unica nel suo genere.

Una novità sulla piattaforma, una trama complessa mai vista in una serie tedesca. Nonostante ciò però, la scritta Polizei rimane presente durante tutte e tre le stagioni, una sorta di monito che sembra proprio dire: “Sì siamo quelli di Rex ma non siamo più così”.

La trama infatti, è ambientata nella tranquilla città di Winden adiacente ad una centrale nucleare, dove un bambino scompare improvvisamente e i cadaveri di altri ragazzi vengono ritrovati con le teste bruciate e in circostanze misteriose. A prima vista è facile paragonarla a Stranger Things, ma quello che avviene successivamente è ben diverso. Entrano in scena infatti i viaggi nel tempo, le teorie quantistiche e i mondi paralleli, fino allo scioglimento di tutti i nodi e i buchi della trama: il tanto atteso finale.

Da quella che sembrava una semplice indagine, la serie si distacca dalle sue antenate per abbracciare altri generi. Il poliziesco qui diventa quindi una sorta di sottogenere che sorregge il genere principale: il fantascientifico.

Alla fine, la cittadina e tutti i suoi componenti non sono altro che le conseguenze di scelte diverse, che si ripetono e vengono sconvolte fino alla totale distruzione dell’ordine naturale. Uno sconvolgimento dovuto all’azione di una sola persona. Ed è così che un singolo instante che questa persona cerca di cambiare, si ripete in più mondi e tempi:

la pioggia incessante, un incidente e una bambina, il cui nome viene ripetuto all’infinito, passando da una persona all’altra (Charlotte).

Del resto una scelta che si fa nella vita, porterà ad un finale diverso da quello che potrebbe essere se si facesse una scelta diversa.

Questa la base di tutta la storia, un insieme di opzioni che in questi mondi sconvolti, al contrario della normale natura, porteranno allo stesso finale, frutto di più decisioni. Una falla nel sistema (nel Matrix, come viene citato dal protagonista Jonas).

Potremmo quindi dare due spiegazioni al finale: una scientifica e cioè quella legata alle varie teorie spiegate nel corso della serie e una più fantastica: i mondi come costrutti onirici, della volontà di un uomo di portare indietro persone a lui care (Non è spoiler, tranquilli).

Già dai primi episodi, un po’ per la qualità e un po’ per la trama, ci rendiamo conto di stare davanti a qualcosa di molto diverso da quello che eravamo abituati a vedere del made in Germany, ma con gli ultimi episodi il salto di qualità raddoppia e subito ci rendiamo conto di stare davanti a qualcosa di incredibilmente complesso e magnificamente costruito allo stesso tempo. Una trama che richiede molta attenzione, che richiede tempo e pazienza prima della risoluzione di tutti i buchi e seppur alcuni rimangono ancora sconosciuti (si tratta di piccoli dettagli irrilevanti per la stori) tutta la vicenda si risolve lasciandoci sconvolti sulle note di “What a Wonderful World”.

Che dire, sicuramente un mondo seriale molto diverso dal vecchio, seppur sempre caro, amico REX.

Lui salva vite, qui i cani ritrovano i padroni passando da un periodo storico all’altro.

Di Marta Giorgi

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