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Orange Is The New Black

Analisi della sigla

Orange Is The New Black, o spesso abbreviata in OITNB, è una serie originale Netflix, prodotta nel 2013 da Jenji Kohan. La storia è ispirata al libro di Piper Kerman, Orange Is The New Black: My year in a Women’s Prison, in cui scrive della sua esperienza in un carcere femminile dopo essere stata condannata per riciclaggio di denaro sporco.

La trama gira attorno a Piper Chapman una donna condannata a quindici mesi di detenzione al carcere femminile di Litchfield, a causa di un fatto accaduto dieci anni prima che la vedeva protagonista di un trasporto di denaro sporco per conto della sua, al tempo, amante Alex Vause. La storia quindi segue le vicende della protagonista in detezione intervallando storie di altre donne condannate nello stesso carcere attraverso l’utilizzo di flashback.

Ma cosa troviamo di tutto questo nella sigla?

La risposta in realtà è molto povera, poiché nella sigla non comprendiamo a pieno la trama della serie televisiva, ma ne comprendiamo fin da subito la località in cui sarà ambientata, ovvero un carcere. Analizzando le immagini che ci vengono mostrate, vediamo come si susseguono a ritmo di una musica pop, You’ve got time di Regina Spektor, delle fotografie di donne, occhi, bocca, vediamo solo alcuni dettagli, ma notiamo con meraviglia che si tratta di detenute che scopriremo, già dalla prima puntata, non essere le attrici della serie.

Allora queste donne chi sono?

In parole povere, la sequenza d’apertura è un susseguirsi di scatti di cinquantadue volti di donne, alcune sorridenti, alcune arrabbiate, alcune divertite. Qualcuna di loro assomiglia anche alle attrici, ma è abbastanza chiaro che nessuna del cast è compresa nei minuti dei titoli d’apertura. Ognuno di quel volto appartiene ad una reale criminale condannata.

Jenji Kohan ha voluto intraprendere questa scelta per un semplice motivo, voleva chiarire il fatto che OITNB non è solo una commedia che ruota attorno al personaggio di Chapman, ma voleva utilizzare quest’ultima per portare lo spettatore in un mondo a lui precluso, dandogli la possibilità di immedesimarsi in un personaggio dalla caratterizzazione familiare.

Lavorando in gruppo, lo studio TCG, Thomas Cobb Group, il direttore esecutivo Gary Byrman e naturalmente Jenji Kohan, sono riusciti a produrre dei crediti semi-surreali, mostrando la storia di molte donne diverse in una manciata di secondi. È interessante sapere come abbiano indirizzato le donne a visualizzare nella propria mente tre immagini: un luogo tranquillo, una persona che le facesse ridere e qualcosa da avrebbero voluto dimenticare.

Analizzando accuratamente le immagini, scopriamo come la reale creatrice di questa storia, Piper Kerman, sia compresa nelle cinquantadue donne mostrate. Un elemento che dà a questa opening sequence quel tocco di realtà e verità in più.

L’idea iniziale era quella di raccontare l’ambiente attraverso gli occhi del personaggio principale per mostrare il contrasto tra la cruda realtà della prigione contro i lussi della vita quotidiana. Su richiesta della creatrice Kohan però l’idea si trasformò in qualcos’altro. Attraverso il lavoro svolto dl fotografo, Michael Trim, sono state fotografate nove donne a New York, tra le quali anche l’autrice del libro a cui è ispirata la serie, ed altre cinquantadue donne a Los Angeles fotografate dallo stesso Thomas Cobb, trovate attraverso un’organizzazione che aiuta le ex-detenute a ridisegnare la propria vita dopo il carcere, Homeboy Industries.

Un’altra domanda che nasce spontanea durante la visione dei titoli di testa è: ma cosa significa la frase “Orange is the new black”?

La frase is the new black nella cultura pop newyorkese viene comunemente associata a qualcosa che improvvisamente diventa popolare, alla moda. Anche se può riferirsi a qualsiasi cosa, è principalmente usato nel mondo della moda. Utilizzato negli anni ’80 indica come dei colori in particolare stavano sostituendo la posizione del nero in una sorta di classifica di cui quest’ultimo era sempre primatista. In secondo luogo, l’arancione sta ad indicare il colore che solitamente si indossa nelle carceri americane. Il titolo naturalmente non sta a significare che andare in prigione sia una cosa bella, una cosa da prendere a modello, semplicemente è un modo per raccontare la vita della protagonista che viveva una vita agiata, rappresentata dal colore nero sempre sul podio, ma che ad un tratto cambia radicalmente lasciando il posto all’arancione. Questo tipo di costruzione, molto comune nella New York contemporanea è chiamata snowclone ed è solo uno dei tanti tipi di template frasali, in più si è scoperto come la frase “is the new black” è solo una citazione, per di più errata, della scrittrice Diana Vreeland che scrisse «Pink is the navy blue of India» descrivendo in che modo gli indiani usassero il rosa.

Come succede spesso, anche Orange Is The New Black è diventata un fenomeno mediatico e con lei sono nate moltissime battute umoristiche collegate al titolo della serie. Un esempio che possiamo riportare è quando, nel novembre del 2016, in seguito alle elezioni presidenziali statunitensi, Donald Trump sostituisce Barack Obama, da qui nasce la frase Orange is the new black che sta ad indicare, in questo caso, la carnagione di entrambi i presidenti.

Ma adesso torniamo all’analisi della nostra main title e più in particolare del theme. Come abbiamo già specificato in precedenza la musica che fa da colonna sonora a questa sigla è stata composta da Regina Spektor appositamente per questo show.

La cantautrice racconta, nel corso di un’intervista, di aver scritto la musica subito dopo aver chiacchierato con la Kohan che in parole povere gli spiegò cosa avrebbe voluto trasmettere con quello spettacolo. Ebbene Regina Spektor riassume in modo molto significativo tutto le emozioni in semplici frasi del suo testo. La melodia nominata al 56 ° Annual Grammy Awards, nella categoria Best Song Written for Visual Media, parla di animali in gabbia, di nuove vite, ed è alquanto evidente il riferimento alle criminali dietro le sbarre che devono scontare la loro pena aspettando solamente il giorno in cui potranno riuscire ed iniziare una nuova vita, esattamente come ha fatto Piper Kerman.

Di Viviana Orlandini

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