Titoli di testa

I’ve “GoT” a Thrones

Una passeggiata tra gli ingranaggi di Game of Thrones

Game of Thrones è senza dubbio la serie più seguita negli ultimi anni. Nel corso di questi otto anni però sono cambiate molte cose non solo nella trama ma anche nel modo di guardare la serie stessa, grazie, come abbiamo specificato in precedenza, all’evoluzione della tecnologia. Già tra la prima e la seconda stagione vediamo come sia differente il modo di fruizione. Per guardare la prima stagione, tutti gli spettatori dovevano sintonizzarsi sul canale HBO, mentre nel 2012 la diffusione dello streaming ha portato gli spettatori davanti allo schermo del pc, del tablet o di altri dispositivi mobili.

Gli anni della terza e quarta stagione, rispettivamente 2013 e 2014, sono protagonisti della forte espansione della pratica della pirateria, tant’è che nel 2013 si ebbe un record di copie pirata relative proprio alla terza stagione di GoT. Andando avanti con gli anni, arrivando alla quinta stagione e sesta stagione, tra il 2015 e il 2016, vediamo come la tecnologia si sia intromessa ancora di più nel rapporto tra serie e spettatore. HBO collaborando con Facebook ed Oculus, pubblicò un video in cui era possibile visualizzare la sigla di Game of Thrones a 360°, utilizzando l’apposito visore per la tecnologia VR- Virtual Reality. Negli anni a seguire poi, l’entrata sul mercato di televisori in 4K, HD ed UltraHD, hanno permesso la rapida diffusione dei cofanetti contenenti le intere stagioni della serie, usufruendo così anche di backstage e scene inedite.

Tenendo presente tutte queste novità che si sono susseguite dal 2011 ad oggi, possiamo dire che Game of Thrones è una serie a cavallo tra la Terza Golden Age e quella che abbiamo deciso di definire New Golden Age.

La serie televisiva, prodotta per la HBO nel 2011 ed ideata da David Benioff e Daniel Brett Weiss, è nata come adattamento della serie di romanzi scritti da George R.R. Martin, A Song of Ice and Fire, ed è diventata ben presto una delle serie con più seguito dal punto di vista del fandom.

La sigla è quella che più ha lasciato il segno nella mente degli spettatori, il suo ritmo crescente ed il suo jingle sono tra i più riconoscibili. La musica è stata composta da Ramin Djawadi in soli tre giorni, dopo che gli showrunner Benioff e Weiss gli avevano mostrato i primi episodi ed i titoli di testa a cui stavano lavorando. Tutto è partito da lì.

Da un’intervista fatta al compositore si evince che quest’ultimo ha lavorato a tutta la colonna sonora della serie, componendo anche i temi musicali da associare ai personaggi in ogni episodio. Come afferma lo stesso Djawadi se si presta attenzione si noterà come ogni casata ha il suo tema ed ogni emozione è collegata direttamente ad una musica particolare. Gli showrunner, come ci racconta l’artista, erano sicuri di non volere dei temi musicali medievali anche se lo show presentava draghi, spade, dame e cavaliere. Specificarono di volere un tema che si ricordasse vagamente un tempo passato ma allo stesso tempo doveva essere il più contemporaneo possibile, questo escluse categoricamente il flauto. Ed è stato lì che il Djawadi insieme a Benioff e Weiss, collaborarono nella scelta degli strumenti più adatti per l’interpretazione di questa melodia memorabile, e la scelta, condivisa da tutti, ricadde sul violoncello.

Djawadi, in un’altra intervista ci rende partecipe del suo processo di elaborazione delle idee per comporre al meglio una melodia. Dichiara apertamente di utilizzare, come nella pittura, i colori per poter associare delle note ad un colore ben definito. Tutto questo si ritrova facilmente negli episodi dato che ogni regno ha un suo colore specifico: a nord della barriera troviamo dei toni blu mentre per quel che riguarda le scene di Daenerys vediamo apparire dei toni più caldi.

Ma andiamo ad analizzare le immagini che vediamo scorrere davanti i nostri occhi. Iniziamo con il dire che ogni puntata di ogni stagione è diversa da quella che la precede, poiché ogni puntata presenta una mappa diversa a seconda dei regni che vedremo attraversare dalla narrazione di quella determinata puntata.

La sequenza del titolo della prima stagione, ad esempio, presenta una mappa tridimensionale, ripresa interamente dai libri di George R.R. Martin, del mondo fantasy in cui ci stiamo immergendo, presentandoci i due continenti protagonisti della serie: Westeros ed Essos.  L’opening sequence inizia con un primo piano del sole e della sfera che lo circonda, e qui ritroviamo subito un chiaro riferimento all’astrolabio uno strumento astronomico dell’antica Grecia utilizzato per calcolare la posizione dei corpi celesti.  Comincia poi una panoramica sulle diverse località della mappa in cui vengono mostrate le varie città ed edifici che nascono dal suolo utilizzando dei meccanismi e degli ingranaggi simili ad un orologio. Come abbiamo già specificato, le località variano in base agli ambienti in cui si svolge la storia in un determinato episodio, ma a causa dei tempi a disposizione per la sequenza dei titoli, non è possibile mostrare più di sei località per ciascun episodio. In sovraimpressione vediamo apparire in sequenza i nomi degli attori con a fianco il sigillo della casata a cui appartiene il personaggio da loro interpretato, e questo può cambiare a seconda della trama naturalmente.

Mentre i luoghi cambiano da episodio ad episodio, vediamo come lo stile invece rimane sempre lo stesso. Ciò nonostante, possiamo notare come nell’ultima stagione, la sequenza cambia totalmente anche nel design, mostrando per la prima volta l’interno di alcune località come le cripte di Winterfell ed il Red Keep ad Approdo del Re, così come la sala del trono di quest’ultima location.

In un’intervista fatta al creative director Angus Wall, si evince che il dilemma che più attanagliava le menti di tutto lo staff era quello che riguardava quali dettagli tenere e quali no nel corso delle stagioni. Una cosa importante però, su cui tutti erano d’accordo era il fatto che la sigla dovesse essere al passo con la serie e quindi tutto quello che succedeva nella narrazione doveva essere riportato anche nei titoli di testa. L’innovazione di questi opening sequence è stata quella di ricoprire anche il ruolo di riassunto delle puntate precedenti rendendo lo spettatore sempre conscio di quello che sta per vedere.

Ebbene, la sigla di Game of Thrones, è nata con l’obiettivo di rendere partecipe lo spettatore e farlo orientare episodio dopo episodio, e dopo 8 stagioni sembra sia riuscita nel suo intento.

Vincendo 38 Emmy, di cui il primo proprio per i titoli di testa, Game of Thrones è una delle serie più amate dalle persone, più acclamate dalla critica e tra gli argomenti più discussi su tutti i social. Detto ciò, sembra come se la serie tv in realtà sia un’epidemia che conta il numero più alto di contagiati nel corso di questo secolo.

Di Viviana Orlandini

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