Come viene presentato un assassino
Dexter Morgan, è un ragazzo adottato all’età di tre anni da un sergente della polizia, Harry Morgan. Quest’ultimo notando che suo figlio stava divenendo un sociopatico e potenziale serial killer, gli impose un’educazione in modo tale da evitargli carcere e problemi con la polizia in futuro, cercando di incanalare la sua rabbia verso “chi se lo merita”. Crescendo Dexter diventerà un pluriomicida in incognito le cui vittime saranno essenzialmente stupratori, assassini, pedofili e tutti coloro che mirano all’incolumità della società. Si ritroverà a collaborare con le forze dell’ordine divenendo tecnico forense specializzato nelle analisi delle tracce ematiche.
Tenendo bene a mente tutte queste informazioni, di cui veniamo a conoscenza solamente dopo aver visto la prima puntata, riflettiamo sulla sigla d’apertura.
La prima immagine che ci viene mostrata è quella di un primo piano su una zanzara in procinto di pungere il braccio di un uomo che vediamo sfocato sullo sfondo. Con un cambio di inquadratura, però, arriviamo al primo atto di violenza, l’uccisione e la fuoriuscita di sangue dall’insetto accompagnata in modo quasi spontaneo da un sorriso beffardo dell’uomo che adesso è bene a fuoco.
Passiamo immediatamente ad un’altra azione, lo stesso uomo, che capiamo essere allora il protagonista, intento nel farsi la barba, azione quotidiana che sembra non aver nessun riferimento a violenze. Ma, non appena finiamo di pensarci, ecco che un rivolo di sangue comincia a scivolare lungo il suo collo cadendo, goccia dopo goccia, nel lavandino che fino a pochi istanti prima era immacolato. Allora è qui che cominciamo a farci qualche domanda: «Perché ci sta mostrando queste azioni quotidiane con così tanta tensione e violenza? Perché tutto questo sangue?»
Arriviamo subito alla terza immagine, ovvero, un coltello che infilza e taglia un pezzo di carne che scopriamo essere la sua colazione accompagnata da uova, la cui rottura viene sottolineata da commenti sonori piuttosto decisi.
In sequenza poi ci troviamo davanti a: un’arancia tagliata e spremuta piuttosto energicamente; un filo che si attorciglia attorno alle dita come a volerle stritolare ma che, subito dopo, scopriamo essere solamente del filo interdentale; a dei lacci stretti brutalmente attorno ai pugni che serviranno per allacciarsi le scarpe ed infine, l’inquadratura del nostro protagonista intento ad infilarsi in una maglietta bianca in cui però rimane incastrato, regalandoci un’immagine a dir poco spaventosa.

Tutto questo carico di tensione, offerto da questa sequenza di immagini che si susseguono una dopo l’altra con un ritmo frenetico, svanisce quando ci spostiamo all’esterno seguendo l’uomo che chiude la porta di casa e se ne va pronto per affrontare una nuova giornata lavorativa.
Questo climax di azioni che, prese singolarmente sono solamente dell’immagini che chiunque nella propria intimità svolge quotidianamente, montate insieme con un ritmo così energico e sottolineate da musiche e suoni diventano un susseguirsi di atti di ferocia e prepotenza.
Ma procediamo con cautela nell’analisi delle immagini che ci vengono mostrate.
Prima di tutto, soffermiamoci sul simbolismo che assume l’insetto nella prima scena. La zanzara è per natura un animale che si nutre di sangue, per questo motivo è possibile classificarla con un’asserzione negativa. Sotto questo aspetto, non ce la sentiamo di giudicare l’azione del protagonista, dato che uccide un essere che per definizione toglie il sangue da un altro organismo. Siamo solo all’inizio della sigla che il tema centrale che la serie seguirà è già stabilito. Inoltre, il pubblico è già in grado di identificarci con il personaggio: chi non ha mai ucciso una zanzara?

Passando poi all’immagine del suo sorriso, è come se lui stesso tragga soddisfazione nell’aver compiuto quell’azione e soprattutto che sia una cosa quotidiana. Come se tutte le mattine cominciasse la giornata con quell’atto di violenza.
Sebbene le azioni che vediamo siano semplicemente routine mattutina di un uomo, è l’uso di forme e colori che genera nello spettatore quella sensazione così sgradevole. I colori opachi da far risaltare bene il rosso del sangue, l’utilizzo di coltelli così appuntiti, tutto per rendere anche un’immagine allegra e innocente come può essere quella dell’arancia, una scena horror.
Inoltre, anche l’inquadratura in cui Dexter è intento a radersi assume un significato molto violento. Il modo in cui si accarezza il collo, sembra suggerire quasi una ricerca della trachea o del flusso sanguigno principale, prima di impugnare il rasoio e cominciare a tagliare.
Un’altra scena carica di suspense è quella che lo ritrae nel momento in cui si sta infilando la maglia bianca. Rimanendo per qualche secondo impigliato nel cotone aderente, ci mostra come sarebbe l’immagine di un omicidio per soffocamento.

Tutti questi dettagli allora ci fanno riflettere su quanto effettivamente noi siamo circondati da atti di violenza. Anche farsi un caffè, macinando brutalmente i chicchi può diventare un’esperienza criminale degna di nota.

Digital Kitchen, che ha realizzato questa meravigliosa sigla d’apertura, ha però inserito dei riferimenti ad alcuni grandi opening credits cinematografici. Ad esempio, American Psycho mostra delle gocce di colore rosso che cadono su una superficie bianca candida, e che solo a posteriori scopriremo essere una salsa per un piatto da servire ad un cliente in quello che capiamo essere un ristorante. Naturalmente il chiaro riferimento lo ritroviamo nella scena in cui il nostro protagonista, Dexter, si sta radendo e tagliandosi con il rasoio fa cadere delle gocce di sangue nel lavandino immacolato.

Se questa citazione la colleghiamo a ciò che vediamo nella sigla di The Big Shave, cortometraggio del 1967 di Martin Scorsese, ecco che comprendiamo facilmente come sia nata l’idea per la composizione di Dexter.
Come possiamo immaginare, se Dexter ha preso spunto da diversi titoli d’apertura, è facilmente deducibile che Dexter stesso sia stato un esempio per altre opere in seguito. Quella che oggi prendiamo come esempio è la promo che hanno realizzato per il reality show Masterchef Italia nel 2012. Nelle tre varianti del video promozionale realizzato per Sky, vediamo come i tre chef protagonisti, Joe Bastianich, Bruno Barbieri e Carlo Cracco, sono impegnati ognuno in azioni diverse che concernono ovviamente la cucina. Lo fanno, però, in modo così brutale e violento che il paragone con la sigla presa in esame in questo capitolo è istintivo.

Ma torniamo al punto di partenza. Lo stesso design del titolo racconta e definisce lo spettacolo che andremo a vedere. Le lettere che compongono la scritta «Dexter» sono così semplici, squadrate, ben delineate ma al tempo stesso hanno delle sbavature di colore che risaltano prepotentemente sullo sfondo bianco. Questo contrasto ci fa notare e ci riporta ai contrasti che ritroveremo nella caratterizzazione del personaggio, che nell’intimo della sua casa è un serial killer meticoloso che rispetta delle regole ben precise nel commettere gli omicidi. Dall’altra parte c’è un ragazzo introverso, insicuro e un po’ impacciato a volte.
Ebbene, tornando alla dualità del titolo notiamo come la lettera «X» abbiamo un ruolo importante nella composizione della grafica. Visivamente è posizionata quasi al centro dello schermo, questo significa che è il punto focale dell’immagine che vediamo. In ambito simbolico e concettuale, invece, la lettera «X» è simbolo di mistero, ignoto oppure segnaletica di un punto ben preciso. Perfino il colore e lo stile tipografico della scritta, anche se ci appare davanti agli occhi per pochi secondi, riesce a trasmetterci lo stato d’animo giusto con cui affrontare la visione della serie nella sua completezza.

Rosso, come la goccia che cade nel lavandino pulito, anche il colore del titolo simboleggia pericolo, passione al contrario del bianco, colore particolarmente ricorrente ed in contrasto con il primo, che simboleggia solitamente l’innocenza e la purezza.
Balzando poi al finale dei titoli di testa, vediamo come Dexter esca di casa sorridendo a qualcuno fuori campo. Notiamo subito come ci sia una differenza tra il Dexter “dentro casa” ed il Dexter “fuori casa”. Cambia anche l’ambiente che lo circonda, l’esterno è soleggiato al contrario dell’interno oscuro e sinistro.
Nel corso di tutta la sequenza d’apertura ci sono quattro temi che sembrano essere centrali. Prima di tutto, e come abbiamo già ripetuto precedentemente, il tema del sangue che ritorna davanti ai nostri occhi in diverse occasioni: l’uccisione della zanzara, il colore del titolo, l’azione della rasatura con annessa scena del tessuto bianco che si impregna del sangue fuoriuscito dalla ferita, la scena della colazione in cui taglia la carne, il ketchup ed infine l’arancia che viene spremuta con violenza.
Il secondo tema ricorrente è quello del soffocamento o strangolamento. Vediamo, infatti, come Dexter stringa attorno alle sue dita prima il filo interdentale e subito dopo i lacci delle scarpe, ma anche il momento in cui indossa la maglietta ci riporta subito a questo riferimento poiché vediamo che Dexter stesso stia soffocando nel tessuto bianco della sua t-shirt.
In seguito, notiamo come ricorra il tema della fragilità a cominciare dalla prima immagine che ci mostra Dexter addormentato e vulnerabile alle violenze della zanzara, la quale in un rapido passaggio si trasforma da cacciatore a vittima. La fragilità è espressa anche nel momento in cui la sua pelle cede al passaggio del rasoio, così come il caffè che viene macinato, l’uovo viene rotto e l’arancia viene tagliata e spolpata.
L’ultimo tema frequente che ritroviamo nella sigla, è quello che concerne la forza.
Tutte queste azioni quotidiane sono accentuate dal fatto che Dexter utilizzi dei dispositivi manuali invece di usare quelli elettronici come ad esempio il rasoio, lo spremiagrumi ed il macinacaffè.
Potremmo allora arrivare a due teorie: la prima è che probabilmente, il protagonista si diverte ad utilizzare tutta questa brutalità nel compiere queste azioni, teoria supportata da tutti i sorrisi beffardi che accompagna a quest’ultime. La seconda interpretazione è quella che vede Dexter in una posizione di disagio rispetto al resto della società perciò questa messa in scena così violenta serve solamente per creare una metafora con la sua difficoltà nell’inserirsi in società. Dexter si sforza in tutto quello che fa per poter sembrare normale agli occhi degli altri.
Insomma, tutto questo ci mostra come Dexter sia sì un assassino professionista, ma anche una persona comune. Il pubblico sta osservando qualcosa che è totalmente lontano dal proprio essere ma allo stesso tempo è così vicino, poiché ognuno, nella propria intimità e nelle piccole azioni che compie quotidianamente, è violento ed aggressivo anche se si tratta solo di preparare la colazione.

Di Viviana Orlandini


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