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“I FIGLI DEGLI UOMINI” di Alfonso Cuarón

Cosa si nasconde dietro questo capolavoro?

Da qualche giorno il nostro amato colosso, tra un prodotto proprio e l’altro, ha pensato bene di inserire film e serie di successo (qualche settimana fa ho parlato anche di Boris) . Tra questi ce ne è uno che sicuramente non è passato inosservato, soprattutto nell’anno in cui è arrivato nelle sale cinematografiche internazionali (2006):

stiamo parlando de “I figli degli uomini” (Children of men) del regista messicano Alfonso Cuarón, già noto per altri capolavori quali Il labirinto del fauno (2006) e il più recente Roma (2018) e altri film di fantascienza come Gravity (2013).

Il film in questione però, più che appartenere al genere fantascientifico, può essere definito come il riflesso di un futuro distopico non molto lontano dal nostro, fatto di crisi internazionali, ingiustizia e razzismo. Tutti temi che riflettono la società di oggi ma che nella pellicola vengono ampliati. Tutte problematiche legate ad una sola: l’infertilità del genere umano. Siamo nel 2027 (un periodo non molto lontano dal nostro 2020) e le donne non possono più partorire. In una Londra decadente, dove gli immigrati illegali vengono catturati e rinchiusi in zone recintate, Theo Faron (Clive Owen) cerca di proseguire la sua vita solitaria, dopo la morte del figlio avvenuta qualche anno prima, fino a quando l’ex moglie rivoluzionaria Julian (Julian Moore), non lo contatta per una missione: salvare una donna incinta, la prima da diciott’anni.

Ma cosa si nasconde dietro a questo capolavoro?

  • Gli omaggi nell’arca dell’arte:

Uno dei posti più suggestivi del racconto, è sicuramente la così detta “Arca dell’arte” ovvero un enorme edificio, di proprietà del governo britannico e curato dal misterioso Nigel (Danny Huston). Sebbene il luogo in questione, appare nel film solo per pochi minuti, si porta dietro una miriade di citazioni. Da quello che si capisce, l’arca è stata costruita per volere dello stesso Nigel, per contenere tutte le opere più importanti del mondo, non più al sicuro nel mondo esterno. Infatti, la prima cosa che vediamo è la celebre statua del David di Michelangelo che lo stesso “filantropo” dice di aver salvato in tempo, nel momento in cui alcune persone avevano cominciato a distruggerla (infatti quello che salta subito all’occhio, è una protesi di metallo, messa al posto di una delle gambe in marmo, mancante).

Un primo richiamo alla situazione di infertilità, lo si nota durante la scena del pranzo, in cui i due (accompagnati dal figlio, apparentemente mentalmente instabile, di Nigel) mangiano alle spalle del celebre quadro di Picasso: “Guernica”.

 Come è noto, il quadro rappresenta il bombardamento della città in questione e tra le tante figure morenti, vi è quello di una madre con in braccio un neonato morto; questa figura può essere sicuramente associata alla situazione di infertilità narrata nella storia ma si può fare un paragone anche alla figura del figlio-passivo di Nigel, una sorta di simbolo di ciò che rimane della gioventù.

Ma la vera e propria citazione, si ha solo nei minuti finali girati nell’arca, dove dietro ad una grande finestra, si intravede il celebre “Pink Floyd Pig” sorvolare un edificio molto simile alla Battersea Power Station, la stessa ritratta nella copertina dell’album Animals (1977) della band. Il maiale è anche il titolo di una delle canzoni dell’album (Pigs – Three different Ones). Fu voluto da Roger Waters e creato nel 1976. Cuarón lo usa come rappresentazione di una società, comandata da uomini corrotti, ovvero “Maiali”, richiamando palesemente il testo di Pigs: “Big man, pig man… charade you are” (grande uomo maiale, sei una farsa). Infatti, verso la fine, fa la sua entrata un altro personaggio: il poliziotto Syd, rappresentante di quel governo e anch’egli corrotto, non a caso denominato “Pig Fascist” (Maiale fascista) da Jasper (Michael Caine).

  • Il Soundtrack:
John Tavener

Il film è caratterizzato da due colonne sonore: la prima è quella composta dall’ inglese John Tavener mentre la seconda è quella caratterizzata da alcuni successi rock, uno di questi lo si sente la prima volta che vediamo il personaggio di Jasper Palmer: Hush dei Deep Purple. Tra le altre ricordiamo Life in a Glasshouse dei Radiohead che però non è inclusa nel soundtrack ufficiale e Gimmie Shelter dei Rolling Stones che però è stata usata solo nello spot televisivo e non nel film.

  • I piani sequenza:

Questo film è memorabile anche per la sapiente regia, dove c’è una visibile prevalenza dell’uso della steadycam per i vari piani sequenza che caratterizzano il film.  Tra questi va sicuramente ricordato quello della fuga in auto, dove il regista è ricorso ad una macchina da go-kart modificata, costruendoci intorno delle strutture che gli permettessero di riprendere in varie direzioni, tramite l’uso di dolly e steadycam e la costruzione di un vero e proprio abitacolo, sopra la vettura, dove lui stesso vi entrava per dirigere. Le varie riprese sono state legate infine, in fase di montaggio, dando una sensazione di continuità e un’idea della morte inaspettata: nella durata di circa quattro minuti infatti, si passa da uno stato di apparente tranquillità a quello di alta tensione dovuto ad un attacco improvviso e inaspettato che poterà di lì a poco alla morte imminente di uno dei personaggi.

  • Le nazionalità:

Sebbene il film sia stato prodotto in Inghilterra, nella pellicola fanno la sua entrata molte comparse di vari paesi e di conseguenza molte lingue parlate durante la narrazione, rappresentanti proprio della fascia di immigrati illegali che tentano di entrare in territorio britannico, venendo poi catturati (la scena in cui i poliziotti sequestrano le valigie e gli effetti personali di queste persone, ricorda molto la triste realtà dei campi di concentramento).

Tra questi la comunità che spicca di più è quella Russa, succeduta poi da altre come quella Islamica e tra di loro anche l’europea- francese. Spunta infatti una bandiera della Francia, durante l’attacco di uno dei campi profughi (forse anche come collegamento alla Rivoluzione Francese).

  • Le Location:

Come le nazionalità, anche le location variano molto. Oltre ad alcuni posti in Inghilterra come Londra e alcune zone dell’Hampshire, le riprese si sono svolte anche in alcune località dell’Argentina, come Puerto Madero e The Obelisc, entrambe nelle vicinanze di Buenos Aires e a Montevideo in Uruguay.

Marta Giorgi

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