netflix

Hollywood: Anna May Wong

Dietro al personaggio: la vera storia del razzismo nel cinema

Recentemente Netflix ha lanciato una nuova mini-serie… Stiamo parlando di Hollywood, altro gioiello della mente creativa di Ryan Murphy (American Horror Story, Glee, Pose).

Nella serie, un gruppo di giovani talentuosi devono fare i conti con il dietro le quinte di un mondo scintillante: l’epoca d’oro del cinema americano, ovvero la Los Angeles degli anni ’50. Siamo nel dopoguerra, la gente vuole divertirsi e dimenticare il passato mentre il sonoro prende il posto dell’ormai datato muto. Il cinema si sta riadattando ai nuovi strumenti tecnologici e le Majors sono a capo di questo nuovo panorama.

Tra queste, fa da sfondo alla storia la ACE, di proprietà del burbero Ace Amberg. Già con Glee, il regista e creatore si era mostrato sensibile a molti temi, ripresi più a fondo solo negli ultimi anni, tra cui risalta sicuramente quello riguardante l’omosessualità. Tra i molti personaggi infatti, spicca quello interpretato da Jim Parsons (noto per aver interpretato Sheldon Cooper in The Big Bang Theory): lo spietato agente Henry Wilson (ispirato ad un vero agente di quegli anni) molestatore abitudinale dei suoi clienti, che sotto la maschera del cattivo nasconde un uomo problematico che ha difficoltà ad accettare la sua omosessualità. Tra gli altri elementi che riprendono questo tema, Rock Hudson (Jake Picking) (anch’esso è la trasposizione cinematografica dell’omonimo divo di quegli anni) sfruttato e molestato da Wilson e infine il compagno sceneggiatore Archie Coleman (Jeremy Pope) nonché protagonista del secondo tema che viene evidenziato nella serie: quello razziale.

Quest’ultimo, prima ancora dell’omofobia, viene “messo in scena” già dall’inizio della storia fino a giungere all’happy ending, che oltre a coronare il sogno di Archie, di diventare uno sceneggiatore riconosciuto, anche dall’istituzione cinematografica più importante (gli Oscar), sancisce l’ incoronazione a dive di altri due personaggi, inizialmente messi al margine per via della loro stessa identità: si tratta della futura star Camille Washington (Laura Harrier) e della star del passato, sfruttata e maltrattata fin dall’esordio della sua carriera: Anna May Wong.

Il personaggio, interpretato dall’attrice taiwanese Michelle Krusiec, non è altro che la trasposizione cinematografica dell’omonima diva, nonché prima della sua nazionalità.

L’attrice nasce il 3 Gennaio del 1905 con il nome di Wong Liu Tsong. Cresce nel quartiere di Chinatown a Los Angeles, da genitori di origini cinesi. Comincia a recitare giovanissima in tutti ruoli che riprendono le sue origini asiatiche, senza darle l’opportunità di interpretare personaggi più caratterizzati e personali. Quello che si ritrova a fare sono spesso: “la cattiva cinese o la serva” come dice la stessa attrice che la interpreta, in uno degli episodi.

Durante l’era del cinema muto infatti, ottiene la parte della protagonista in “Fiori di loto” (1922). Si tratta di uno dei primissimi film realizzati a colori e ispirato alla celebre opera di Madama Butterfly.

Con il secondo film, “Il ladro di Bagdad” (1924) la Wong ottiene la fama internazionale rimanendo però sempre confinata in ruoli stereotipati. Infatti non ebbe più neanche ruoli primari, affidati invece ad attrici truccate da asiatiche (proprio quello che succede in una scena della serie).

A fine anni ’20, l’attrice intraprende un viaggio in Europa dove riceve finalmente ruoli di grande importanza come quello in Piccadilly (1929) e nel suo primo film parlato girato in tre lingue: The flame of love che però non ebbe il successo desiderato. Inoltre il suo compenso è sempre stato inferiore a quello delle colleghe.

Negli anni 30 viaggia tra l’Europa e l’America partecipando ai primi film sonori come il più famoso “Shangai Express” (1932) a fianco di Marlene Dietrich. Lo stesso film viene citato nella serie sotto forma di un copione, del regista emergente Raymond Ainsley con un nome diverso, dove l’unica cosa a non cambiare è il nome della città, Shangai.

Nella serie, sia l’attrice che il copione vengono inizialmente rifiutati dalla produzione, per poi assumere la donna nei panni di lei stessa, ovvero una diva emarginata che in una breve scena del film Meg, su cui girerà tutta la storia, metterà in guardia la protagonista sulle conseguenze razziali che subirà da parte di quel mondo fittizio.

A differenza della serie, la diva non vinse mai un Oscar ma anzi, rimase nella storia quello che avvenne tra lei e la MGM (Metro Goldwyn Mayer) quando la casa di produzione in questione, rifiutò di prenderla come protagonista per il film La buona terra (1937) prendendo al suo posto la tedesca Luise Rainer che vinse l’ambito premio al posto suo.

Il provino della pellicola, senza mai nominarlo apertamente, viene ripreso in un breve flashback nella serie: in quest’ultima, viene esplicitamente dichiarato che l’attrice non venne presa perché “troppo asiatica”. La stessa, la si vede più volte litigare con il truccatore, per averla resa “più asiatica di quello che è”.

Seppur nella realtà, Anna May intraprese un lungo viaggio in Cina, alla ricerca delle sue origini, per poi dilettarsi in alcuni B-Movie e tornare negli anni ’50 in alcuni programmi televisivi, nella serie la donna è un’artista ormai dimenticata che passa le giornate in compagnia dell’alcol. Quindi anche se la realtà del dietro le quinte hollywoodiano, viene rappresentata nella propria essenza “crudele” già dai primi episodi, nell’ultimo Murphy ci ha voluto regalare un lieto fine che tutti i personaggi, esistiti realmente o meno, meritavano. La stessa Wong infatti vince finalmente l’ambito Oscar, allontanandosi dalla sua copia reale che invece morirà nel 1961 e ricordata solo per i suoi ruoli stereotipati. Solo dal centenario della sua morte in poi, la sua figura verrà ripresa e rivalutata come immagine simbolo del razzismo presente in quell’epoca e per le sue doti artistiche, largamente sottovalutate.

Anche Google, nel Gennaio del 2020, le dedica un doodle.

Quello di Murphy è quindi solo uno dei molti omaggi che le sono stati dedicati, forse troppo tardi…

Di Marta Giorgi

0 commenti su “Hollywood: Anna May Wong

Lascia un commento