L’antieroe descritto nella sigla
Alla soglia del nuovo millennio, troviamo subito degli elementi che cambieranno per sempre la logica e la struttura della serialità televisiva.
A differenza dei contenuti televisivi prodotti nella prima e seconda Golden Age, i cui protagonisti erano generalmente delle figure positive attraverso i quali gli spettatori potevano facilmente identificarsi, adesso l’immedesimazione avviene con un personaggio negativo, un malvivente, un gangster, l’antieroe per eccellenza.
In questa nuova logica, il primo esempio che è stato identificato come apripista di questa nuova corrente del “fare televisione” è naturalmente: “The Sopranos”.
Prodotta dalla HBO nel 1999 e diretta da David Chase, I Soprano è la serie televisiva di genere gangster per definizione. Il suo protagonista, Tony Soprano, è un boss della malavita di origini italiane trapiantato da generazioni negli Stati Uniti che si ritrova a destreggiarsi tra il suo “lavoro criminale” ed una famiglia che ha paura di perdere.
Analizzando i titoli di testa di questa innovativa serie televisiva, troviamo prima di tutto elementi caratterizzanti dello stesso protagonista. Quindi iniziamo con il capire che stiamo accompagnando il Sig. Soprano a casa dopo una giornata di lavoro a New York, dettaglio indicato dai cartelli stradali che vediamo attraverso i vetri della macchina.

Attraversiamo strade, ponti, caselli, passiamo davanti negozi, cimiteri e fabbriche il tutto a ritmo di Woke up this morning cantata dagli Alabama 3. Immagini che passano troppo velocemente per un’analisi completa dopo un solo sguardo di questa meravigliosa sigla d’apertura.
Ma soffermiamoci su tutte le immagini che ci vengono mostrate: vediamo Tony Soprano solamente un dettaglio alla volta quasi a volerci tenere la suspense fino alla fine. I titoli iniziano con varie inquadrature di strade, sempre riprese dall’interno dell’automobile che lo stesso protagonista sta guidando, come se noi fossimo seduti al posto del passeggero al suo fianco. Mostrandoci il paesaggio attraverso le inquadrature delle Twin Towers e della Statua della Libertà, osserviamo come anche un boss della malavita deve ridursi a pagare il casello come chiunque altro per poter tornare a casa.

In sequenza poi possiamo notare: l’orologio d’oro che indossa al polso, il sigaro che ha in bocca, l’anello con lo stemma di famiglia che porta al mignolo ed infine gli occhi che vediamo riflessi nello specchietto retrovisore.
Attraversiamo la città e vengono inquadrati negozi ed edifici che ci danno degli indizi sulla caratterizzazione di questo personaggio al nostro fianco nell’automobile.


Scorgiamo una chiesa simbolo del cattolicesimo e dopo qualche inquadratura una pizzeria che da sempre è collegata all’Italia, e già collegando queste due immagini abbiamo una chiara spiegazione del gruppo etnico a cui appartiene Tony Soprano: italoamericano.
In secondo luogo, attraversiamo il centro città passando davanti ad un cimitero seguito subito dopo da una macelleria, ed analizzando queste due immagini e rapportandole poi alla serie televisiva nella sua interezza possiamo notare come sia un chiaro riferimento alle sue attività criminali.
Infine, arriviamo dinanzi la sua “umile” dimora, la quale si differenzia di molto dalle abitazioni residenziali che abbiamo notato durante questo tragitto, una bellissima ed imponente villa, con un amplio viale su cui il nostro compagno di viaggio parcheggia la sua auto prima di scendere e mostrarsi interamente per la prima volta ai nostri occhi.
Ebbene, tutte queste immagini che si susseguono in modo accelerato esprimono esattamente il ritmo sostenuto dalla criminalità.
Ma cosa permette l’immedesimazione dello spettatore in una figura così negativa?
Tony Soprano è si un boss mafioso, ma al contempo è anche un padre, un marito ed un figlio che ogni giorno deve affrontare i problemi e le paure che la sua famiglia gli procura. In continuo equilibrio tra la madre che vuole ucciderlo, la moglie che trascura a causa del suo lavoro, i figli che inevitabilmente crescono ed affrontano le loro questioni adolescenziali, anche il più importante malavitoso deve fare i conti con le sue ansie e le sue paure ritrovandosi infine a dover affrontare il suo “io” interiore mettendosi a nudo davanti ad una psicoanalista, la dott.ssa Melfi.
Tutto questo è chiaramente esplicitato dalla musica scelta come jingle di questa serie televisiva: “Woke up this morning”. Il testo di questa canzone parla in modo inequivocabile di madri ingombranti, padri assenti e di un grande senso di perdita e sembra essere stata scritta apposta per la caratterizzazione del protagonista.
Il creatore David Chase in un’intervista dichiara, infatti, che dopo aver esaminato diverse musiche, quella che più si addiceva ai titoli d’apertura de I Soprano era solamente quest’ultima.

Il logotipo che invece vediamo apparire attraverso una transizione nell’ultima scena dei titoli, è stata creata dal designer Brett Wickens che, sotto la supervisione di Chase ha realizzato il logo ispirandosi al più significativo film che tratta esattamente lo stesso tema: The Godfather.
In un’intervista compiuta da Ian Albinson, Wickens afferma di aver preso spunto da quest’ultimo logo ma che aveva avuto altre idee per I Soprano:
I recall a couple of the other ideas, though: one had Tony Soprano leaning back on a couch that was actually a giant upside-down gun. Another had him in a business suit swinging a baseball bat. But illustrations didn’t seem right. The Godfather had that great image of Marlon Brando, but the logo was something separate and very distinct that could live on its own. I then had the idea to turn the ‘r’ in “Sopranos” into a gun – simple yet powerful.
Wickens dichiara inoltre che a Los Angeles, da una parte era rischioso fare un logo molto simile ad uno già esistente, ma da un altro punto di vista, se il primo aveva avuto successo in quel modo allora quasi sicuramente lo avrebbe avuto anche il secondo.
Un altro dettaglio molto importante che David Chase ha tenuto particolarmente a sottolineare è che nel corso delle sei stagioni, dal 1999 al 2007, la sigla d’apertura non si è mai discostata dalla prima messa in onda, tranne per un piccolo dettaglio: la ripresa delle Twin Towers.
Dopo l’attentato del 2001, Chase decise di eliminare quest’ultima ripresa dai titoli per permettere agli spettatori di vivere la serie televisiva come un fatto contemporaneo a loro. Al creatore premeva il desiderio di dare la sensazione del “qui e ora” ovvero dando realizzando la sigla sulla base dell’unità di tempo e spazio, così da rendere il tutto molto più realistico.
Per concludere la nostra analisi, torniamo velocemente al ruolo che svolge la musica negli opening credits presi in esame.
La sigla, come ci ricordano Fahlembrach e Flueckiger, funge da «attivatore immersivo di emozioni» e per questo ogni volta che lo spettatore si ritroverà davanti alla serie televisiva in questione, sa già in che stato emotivo porsi e in che modo affrontare l’episodio che verrà a seguire.
Un valore aggiunto al simbolismo dei titoli d’apertura è dato dall’aggiunta di un testo alla canzone della sigla stessa. Il lyrics aiuta a comprendere meglio il significato della serie televisiva, con l’accostamento di immagini a testi che spiegano a volte lo stato d’animo dei personaggi.
Nella sigla de I Soprano, il testo parla chiaramente di una madre che fa troppo affidamento sul figlio, un padre assente che non ha mai insegnato il bene ed il male ed un totale senso di perdita.
Tony Soprano è circondato da persone “negative”: un padre, che come sottolinea lui stesso alla fine della puntata pilota, non lo ha cresciuto a suon di complimenti ma che al contrario, non ha saputo svolgere il suo ruolo da padre insegnandogli la differenza tra il bene ed il male. Questo grande senso di perdita poi, espresso dallo stesso protagonista durante una seduta di psicoterapia, ritornerà sistematicamente in ogni momento della sua vita, dalla paura per la perdita della sua famiglia alla più simbolica perdita delle anatre che amorevolmente lui curava nel giardino della sua villa.
Di Viviana Orlandini


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